TORRE DEL GRECO – Una maschera di sangue e lacrime, il volto tumefatto e lo sguardo perso nel terrore. Stretta nella sua mano, quella piccola e innocente di suo figlio di appena tre anni, testimone silenzioso di un orrore che nessun bambino dovrebbe mai vedere. È la scena agghiacciante che si è presentata questa notte ai Carabinieri della sezione radiomobile di Torre del Greco, intervenuti in via Circumvallazione in seguito a una disperata richiesta d’aiuto.
Erano da poco passate le ore piccole di lunedì 5 ottobre 2026, quando la pattuglia ha raggiunto il civico 139. Lì, sul marciapiede freddo, hanno trovato lei: una ragazza di 23 anni, incinta al quarto mese, il corpo scosso dai singhiozzi e dalle percosse subite. Il suo pianto era una richiesta di salvezza, non solo per sé, ma anche per la vita che portava in grembo e per quel piccolo ometto che si aggrappava a lei come a un’ancora di salvezza in un mare di violenza.
Ai militari, la giovane donna è riuscita a raccontare, tra le lacrime, l’incubo appena vissuto. Un incubo consumatosi non in una strada buia per mano di uno sconosciuto, ma tra le mura di quella che avrebbe dovuto essere la sua casa, il suo rifugio. Il suo aguzzino, il compagno 27enne e padre del bambino, l’aveva aggredita con una furia cieca. Schiaffi, poi pugni al volto e sul corpo, senza alcuna pietà per il suo stato di gravidanza. La violenza era esplosa in un crescendo di brutalità, culminata con la minaccia di strangolarla. È stato in quel momento, con la forza della disperazione che solo una madre può trovare, che la 23enne è riuscita a divincolarsi, ad afferrare il suo bambino e a fuggire da quell’appartamento trasformatosi in una prigione di paura.
Mentre la vittima veniva soccorsa, è scattata immediatamente la caccia all’uomo. I Carabinieri hanno setacciato le strade circostanti e, in pochi minuti, hanno individuato e bloccato il 27enne. Si trovava a pochi passi dall’abitazione familiare, come se nulla fosse accaduto, ignaro che la sua violenza non sarebbe rimasta impunita.
La giovane donna è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Maresca. I medici del pronto soccorso le hanno riscontrato “plurime contusioni e traumi da percosse”, giudicandola guaribile in 15 giorni. Dopo le cure e gli accertamenti necessari a verificare anche le condizioni del feto, la donna è stata dimessa. Ma non è tornata a casa. Insieme al suo bambino, è stata accompagnata in una struttura protetta, un luogo sicuro dove potrà iniziare a medicare non solo le ferite del corpo, ma soprattutto quelle, profonde e invisibili, dell’anima. Quelle sue e quelle del suo bambino, costretto ad assistere a una brutalità che ha infranto la sua infanzia.
Per il 27enne, invece, si sono aperte le porte del carcere. Arrestato con la pesante accusa di maltrattamenti in famiglia, è stato trasferito presso la casa circondariale in attesa di rispondere davanti alla giustizia di una notte di violenza che ha distrutto una famiglia e segnato per sempre tre vite.














