Pazienti e medici esposti, per loro niente tampone. Test insufficienti, rischiano di uscire dagli ospedali degenti contagiati e non consapevoli

NAPOLI – Gli ospedali della Campania sono una trincea in questi giorni di emergenza. I medici stanno cercando di contrastare il diffondersi del contagio, insieme a tutto il personale sanitario, ma stanno fronteggiando lo tsunami a mani nude. Mancano le protezioni individuali, i tamponi vengono effettuati solo a persone che presentano i sintomi, mentre quelle che sono state in contatto con pazienti Covid-19 vengono lasciate nel dubbio sull’effettivo contagio. E c’è il rischio che vengano dimessi pazienti che l’hanno contratto, anche di età avanzata, senza avere consapevolezza sul proprio effettivo stato di salute rispetto al coronavirus.

Il caso Salerno

Al Ruggi d’Aragona di Salerno la situazione è drammatica. I medici sono esposti al contagio e rischiano di alimentare la diffusione dimettendo pazienti che sono positivi ma asintomatici. Il problema è la difficoltà nel fare i tamponi. E non solo. La Cisl Fp denuncia la mancata attivazione del lavoro agile “disattendendo chiare ed inconfutabili disposizione sia nazionali che regionali a riguardo; la mancata attivazione della procedura per l’allontanamento dal lavoro per emergenza sanitaria del personale affetto da patologie croniche o multiformità ovvero da stati di immunodepressione congenita o acquisita; la Mancata previsione della sottoscrizione dei contratti a termine per la durata di un anno”, come si legge in una nota del segretario Pietro Antonacchio. In un’altra disposizione dell’azienda ospedaliera universitaria salernitana, inoltre, si legge la richiesta di “dimettere tutti i pazienti attualmente ricoverati in rianimazione”, per fare spazio a un caso grave di Covid-19. Difficile immaginare come un paziente in rianimazione possa lasciare l’ospedale. E poi c’è il rischio che anziani che sono in strutture riabilitative dove ci sono altre persone di età avanzata possano diffondere ulteriormente il contagio, per altro in situazioni altamente a rischio. “L’Asl sta facendo tutto il possibile, ma i dirigenti degli ospedali non riescono a gestire l’emergenza, come del resto non riuscivano ad affrontare il lavoro ordinario”, ha aggiunto Antonacchio, sindacalista Cisl Fp. In corsia ci sono medici e infermieri che hanno patologie pregresse, che quindi rischiano grosso nell’affrontare il nuovo coronavirus. E l’assenza di dispositivi di protezione individuale viene affrontata in maniera a dir poco emergenziale. In alcuni casi il materiale viene disinfettato e riutilizzato. Non proprio il massimo in una fase di contrasto di una pandemia.

Si corre ai ripari

Il commissario straordinario Vincenzo D’Amato, impegnato in una riunione con la task force regionale, è stato interpellato su quanto sta accadendo. Si attende una risposta nelle prossime ore. In molte province, intanto, si sta tentando di mettere in piedi reparti, o addirittura, interi ospedali dedicati alla lotta al Covid-19, soprattutto per potenziare i posti di terapia intensiva dei quali c’è un disperato bisogno (sono già una trentina i pazienti attaccati alle macchine in giro per la Campania). Al Loreto Mare lavori in corso giorno e notte con 30 postazioni di terapia intensiva e sub intensiva più posti di degenza che saranno completati nelle prossime ore. Anche a Maddaloni un presidio simile, un terzo ci sarà a Cava ’de Tirreni. Autorizzati a fare i tamponi anche l’ospedale San Paolo di Napoli e il nosocomio di Caserta. Si corre, disperatamente, ai ripari.

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