CAPUA – Fatture ritenute inesistenti per oltre 55,4 milioni di euro e più di 12,1 milioni di Iva che, secondo la Procura, sarebbero stati utilizzati per ottenere un indebito vantaggio fiscale. Sono le cifre al centro dell’indagine condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Caserta e coordinata dal pubblico ministero Francesca Saccone. Nelle scorse ore le fiamme gialle hanno eseguito le perquisizioni disposte dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Pietro Ragozzino, Sergio Pisapia e Antonio Mezza. Le ipotesi accusatorie riguardano i rapporti tra la Multicedi (azienda attiva nel settore della grande distribuzione organizzata) e alcune società impegnate nella logistica e nella fornitura di manodopera.
Stando alla tesi degli investigatori, tra marzo 2019 e settembre 2024 sarebbero state emesse fatture basate su contratti di appalto d’opera ritenuti simulati. L’imponibile complessivo contestato ammonta a 55.400.579,20 euro, mentre l’Iva collegata alle operazioni raggiunge 12.170.207,10 euro. È l’imposta indicata nelle fatture contestate e che, secondo l’accusa, sarebbe stata utilizzata dalla Multicedi per ottenere un indebito vantaggio fiscale.
Pisapia e Mezza sono indagati per l’emissione di fatture relative a operazioni inesistenti. Il primo avrebbe agito, nelle diverse fasi, come amministratore della Handling and Logistics Services, della Yourlog, della Logi 24 e della Servizi logistici integrati. Mezza è stato invece amministratore e successivamente liquidatore della Yourlog, cancellata nel luglio del 2025.
A Ragozzino, indicato come amministratore della Multicedi, viene contestato il presunto utilizzo delle fatture nelle dichiarazioni Iva relative agli anni d’imposta dal 2019 al 2024. Per gli inquirenti, la società avrebbe indicato elementi passivi fittizi con l’obiettivo di abbattere l’imposta dovuta.
Al centro dell’inchiesta c’è una presunta falsa somministrazione di manodopera. La Yourlog avrebbe operato, dal 2019 fino alla cessazione dell’attività nel 2024, in una condizione di quasi monocommittenza nei confronti della Multicedi. Gli appalti formalmente sottoscritti avrebbero in realtà nascosto, secondo l’ipotesi investigativa, una gestione diretta dei lavoratori da parte del personale della società committente.
Questo sistema avrebbe consentito alla Multicedi di non assumere direttamente il personale e di evitare i relativi oneri, detraendo allo stesso tempo l’Iva riportata nelle fatture. La Yourlog sarebbe stata poi liquidata lasciando debiti erariali per 10.261.855 euro e previdenziali per altri 836.670 euro: complessivamente quasi 11,1 milioni. Si tratta di somme distinte dai 12,17 milioni di Iva oggetto delle contestazioni relative alle fatture.
Le fiamme gialle ritengono che alla Yourlog siano succedute altre società con caratteristiche analoghe e riconducibili a Pisapia, tra cui la Logi 24 e la Servizi logistici integrati. Le perquisizioni sono state quindi disposte per acquisire contratti, documentazione contabile, corrispondenza e analisi relative all’organizzazione dei magazzini e ai rapporti con i lavoratori.
Le perquisizioni hanno interessato sette immobili tra Lioni, Capua, Pastorano, Pignataro Maggiore e Casagiove. Le verifiche hanno riguardato anche tre strutture della Multicedi a Pastorano e un magazzino di 12.750 metri quadrati lungo la statale Appia, a Pignataro Maggiore, indicato come sede della Yourlog. Le contestazioni sono ancora nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nel contraddittorio tra le parti. Gli indagati, assistiti dai legali Antonio Mirra e Nello Sgambato, devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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