Cesar Prates ha lasciato un ricordo indelebile in Italia, ma non per le ragioni che un calciatore spererebbe. La sua figura è legata a un tiro finito in curva durante un Juventus-Livorno del novembre 2005, trasformato in una gag cult dalla Gialappa’s Band. “Sono diventato un meme anche in Brasile. Non mi ha mai dato davvero fastidio, però ha segnato la mia carriera”, ha raccontato l’ex terzino.
L’episodio è noto: una palla respinta da calcio d’angolo, un tiro al volo da fuori area e il pallone spedito lontano dalla porta. “Nella mia testa era solo un brutto tiro, non immaginavo potesse diventare una gag così famosa. Ancora oggi su YouTube ci sono video di tiri sbagliati con la voce dei telecronisti che urlano il mio nome. In Italia mi ricordano più per questo che per tutto il resto”.
Prates ha sempre affrontato l’episodio con filosofia, senza abbattersi. “Ho sempre accettato le critiche, l’errore fa parte del gioco, anche se lì è stato tutto un po’ esagerato. La fede mi ha dato la forza”. Dell’Italia conserva un ottimo ricordo per il cibo e le persone, apprezzandone la grande cultura e l’ironia.
La sua carriera, però, è stata molto più di quel tiro. Ha iniziato presto, con un provino all’Internacional pagato dal padre che vendette un televisore. A 22 anni, grazie a Roberto Carlos che lo considerava tra i migliori nel ruolo, è arrivato al Real Madrid. “È stata l’esperienza migliore della mia vita. C’erano campioni come Guti, Raul e Hierro. Ho giocato solo nel Castilla, peccato non aver debuttato in prima squadra”.
Il vero rimpianto della sua carriera è legato a Fabio Capello. “Un giorno Don Fabio disse a Roberto Carlos, davanti a me, che avrebbe potuto trasformarmi in uno dei migliori attaccanti al mondo. Io rifiutai, non volevo cambiare ruolo. Avevo in testa solo il Mondiale del 1998 da terzino, ma alla fine non ci sono arrivato. Col senno di poi, ho sbagliato: avrei dovuto ascoltarlo”.
Nello spogliatoio dello Sporting Lisbona ha incrociato anche un giovanissimo Cristiano Ronaldo. “È girata voce che gli abbia insegnato a calciare le punizioni. Diciamo che gli ho fatto vedere il mio modo di calciare: gambe divaricate, tre passi e impatto col collo del piede. Cristiano, a fine allenamento, mi osservava, ma lui era già di un altro livello: talento, forza e una disciplina fuori dal normale. Diceva che sarebbe diventato il più forte e così è stato”.
Oggi Prates vive in Brasile e ha cambiato vita. A 17 anni ha avuto un incontro spirituale con Gesù e oggi è diventato pastore evangelico. È anche CEO di Cp Group Brasil, un’azienda immobiliare, e dedica molto tempo alla musica cristiana, suonando pianoforte e chitarra. Se tornasse a quel Juventus-Livorno, ha dichiarato che rifarebbe quel tiro: “Certo. Sempre di collo, sempre forte. Non cambierei nulla”.








