La scalata di Rafa Jodar nel tennis mondiale ha assunto i contorni del fenomeno. In appena un anno, il tennista spagnolo è passato dalla posizione numero 478 del ranking ATP a vedere da vicino la top 10, consolidandosi come uno dei talenti più brillanti del circuito. La sua ascesa ha avuto una recente conferma sul cemento di Washington, dove ha sconfitto il suo primo avversario tra i primi 20 del mondo, Lorenzo Musetti.
Nonostante il nome e la nazionalità possano evocare paragoni ingombranti, Jodar non è un erede di Rafael Nadal. A differenza del campione maiorchino, è destrorso e ha mostrato una predilezione per le superfici rapide rispetto alla terra battuta. La sua incredibile stagione è comunque decollata proprio sul rosso, con la conquista del suo primo titolo ATP a Marrakech, un risultato che ha dato il via a una serie di prestazioni eccezionali.
Il suo potenziale si era già manifestato a livello giovanile con la vittoria agli US Open junior del 2024, ma il passaggio al professionismo ha richiesto tempo. La vera svolta è arrivata a fine 2025 con la qualificazione, ottenuta grazie ad alcuni forfait, per le Next Gen Finals. Quella settimana ha messo in luce il suo tennis aggressivo, supportato da un’ottima difesa e da un dritto potente, posizionando definitivamente il suo nome sulla mappa del tennis che conta.
Da aprile 2026, la sua crescita è diventata esponenziale. Dopo Marrakech, ha raggiunto i quarti di finale nei Masters 1000 di Madrid e Roma, e successivamente il suo primo quarto di finale in un torneo del Grande Slam al Roland Garros. Ha dimostrato una notevole maturità mentale, vincendo spesso partite in rimonta e dando la sensazione di avere il controllo anche quando si trovava in svantaggio. Con 17 vittorie nelle sue prime 25 partite ATP, ha fatto registrare un avvio di carriera migliore persino di Sinner e Alcaraz.
Fuori dal campo, Jodar è un ragazzo dal carattere introverso e riservato, poco incline alle luci della ribalta, un aspetto che lo accomuna a Jannik Sinner. Il nucleo della sua vita e della sua carriera è la famiglia, cresciuto con valori umili nel quartiere madrileno di Leganes. Il padre, insegnante di educazione fisica, è anche l’unico membro del suo team tecnico. “Per adesso la squadra siamo io e mio padre, con lui mi sento molto a mio agio”, ha dichiarato il tennista.
Il suo modello di riferimento è il connazionale Carlos Alcaraz, mentre un’altra sua grande passione, gli scacchi, contribuisce a sviluppare la sua visione strategica in campo. Dopo un’ottima stagione sulla terra, Jodar ha affrontato la tournée estiva sul cemento americano, la sua superficie preferita. La semifinale raggiunta a Washington lo ha proiettato virtualmente tra i primi 20 del ranking mondiale.
Una vittoria nel torneo statunitense lo porterebbe a ridosso della top 10 e lo lancerebbe prepotentemente nella corsa per un posto alle ATP Finals di Torino. Attualmente si trova in 15ª posizione nella Race, la classifica che considera solo i risultati dell’anno solare. Un traguardo che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile, ma che ora è diventato un obiettivo concreto per un giocatore che ha bruciato le tappe e si candida a essere un protagonista assoluto del futuro.





