Luciano Spalletti ha riacceso la rivalità con Roberto Mancini attraverso dichiarazioni taglienti rilasciate a margine di un’amichevole. Le parole del commissario tecnico della Nazionale hanno avuto un bersaglio preciso, riaprendo vecchie ferite e tensioni mai del tutto sopite tra i due allenatori. “Bisognava mettere la quarta, invece è entrata la seconda”, ha affermato Spalletti, con un riferimento evidente alle recenti dinamiche del calcio italiano che hanno coinvolto anche il suo predecessore sulla panchina azzurra.
La critica di Spalletti non è arrivata dal nulla, ma si inserisce in un contesto di preesistente freddezza con Mancini, attuale tecnico della Juventus. Questa ruggine affonda le radici in un episodio specifico che ha visto protagonista anche il difensore Francesco Acerbi. Il tutto è nato da un’azione sui social network che non è passata inosservata e ha segnato l’inizio di un botta e risposta a distanza tra i due allenatori.
Il precedente chiave risale a quando Acerbi, con un duro post sui suoi canali social, annunciò il suo rifiuto alla convocazione in Nazionale. Il difensore lamentava una presunta “mancanza di rispetto” da parte di Spalletti, scrivendo frasi inequivocabili come “non resto dove non sono voluto”. Sotto questo attacco frontale al commissario tecnico, comparve un “like” proprio da parte di Roberto Mancini, un gesto interpretato da molti come un’approvazione della polemica e una frecciata al suo successore.
All’epoca, la reazione di Spalletti fu tanto ironica quanto pungente. Interrogato sul gesto del collega, il ct rispose con sarcasmo: “Qualcuno gli ha rubato il telefono e c’è qualcuno che gli sta mettendo like per fargli fare brutta figura. Ormai i telefoni vengono hackerati, non potrei pensarla diversamente”. Un contrattacco velato che dimostrava come la tensione fosse già alta e che quel “like” avesse lasciato un segno profondo.
Le recenti dichiarazioni del ct azzurro hanno riportato a galla quella vicenda. Spalletti ha commentato con durezza le scelte strategiche operate in ambito federale, prendendo in particolare le difese di Paolo Maldini, il cui mancato coinvolgimento è stato visto dal tecnico come un’occasione persa. “Lui rappresentava il nuovo di cui c’era bisogno”, ha detto Spalletti.
Secondo il tecnico, la direzione presa è stata conservativa e non innovativa. “Quel che è stato fatto equivale a un mancato aggiornamento, siamo rimasti con la versione vecchia del cellulare. Maldini sarebbe equivalso a mettere una marcia in più a un’auto lanciata, come mettere la quarta. E invece abbiamo messo la seconda. Per me si è sbagliato”. Parole che, pur non nominando direttamente Mancini, lo coinvolgono in una critica più ampia a un sistema che, secondo Spalletti, ha preferito non rischiare. Si profila così un nuovo capitolo di un duello a distanza che non sembra destinato a concludersi a breve.






