Razvan Rat, ex difensore e attuale membro del consiglio di amministrazione del Genoa, ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera, da un’epica Coppa Uefa vinta con lo Shakhtar Donetsk all’amicizia con Cristian Chivu.
Il suo racconto è partito dalla magica stagione 2008-09, quando il suo Shakhtar, guidato da Mircea Lucescu, ha compiuto un’impresa storica. Nonostante una vittoria al Camp Nou contro il Barcellona di Guardiola, la squadra è stata eliminata dalla Champions League per poi “retrocedere” in Coppa Uefa e vincerla. Rat ha ricordato come Guardiola temesse il loro stile di gioco, definendoli l’unica squadra capace di replicare il modello del Barça. Quello è stato il periodo migliore della sua carriera, con 17 titoli vinti in Ucraina.
Lo spogliatoio dello Shakhtar era una vera colonia brasiliana, con talenti come Fernandinho, Willian e Douglas Costa. Il merito della loro straordinaria resa è stato di Lucescu, che ha imposto una regola ferrea: “Chi non difende, non gioca”. Un principio che non ha risparmiato nessuno, costringendo persino Willian a un anno di panchina per adattarsi alle richieste tattiche.
Tra i compagni che più lo hanno segnato c’è stato Henrikh Mkhitaryan, che Rat ha definito “il calciatore più professionale mai visto”. L’armeno viveva nel centro sportivo del club, una struttura all’avanguardia che l’ex terzino ha descritto come superiore persino a quella del Real Madrid. Mkhitaryan è stato un esempio di efficienza e dedizione totale, con una routine scandita da allenamenti e riposo.
“Mi ha insegnato l’importanza del riposo”, ha confidato Rat, ricordando le sue abitudini quasi monastiche, fondamentali per la sua longevità ad alti livelli. Un altro legame fondamentale è stato quello con Cristian Chivu, con cui ha condiviso dieci anni nella nazionale romena. Già all’epoca, Rat era convinto che Chivu avesse tutte le carte in regola per diventare un grande allenatore, grazie alla sua intelligenza tattica e alla capacità di prendere decisioni corrette in tempi rapidi.
“Dei due, lui era quello calmo, io quello più rabbioso”, ha ammesso, sottolineando la loro profonda amicizia. Guardando a un’ipotetica sfida tra Inter e Shakhtar, ha confessato che si troverebbe in difficoltà nel scegliere per chi tifare. Il suo presente, però, è interamente dedicato al Genoa. “Mi sono lanciato in questo progetto e per me rappresenta la cosa più importante”, ha dichiarato. In qualità di uomo della società, il suo compito è lavorare per il consolidamento e la crescita del club rossoblù.








