Rifiuti interrati a Casal di Principe: chi li ha sepolti?

A Casarella tre particelle catastali e una cronologia da ricostruire. Per accertare le responsabilità bisogna capire quando sono avvenuti gli scarichi e chi utilizzava i terreni.

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La discarica a Casal di Principe
La discarica a Casal di Principe
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CASAL DI PRINCIPE – Capire quali rifiuti siano stati interrati è il primo passo per stabilire la bonifica necessaria, reperire i fondi e affidare gli interventi. Solo dopo si potrà valutare se restituire quell’area a un nuovo utilizzo. È il percorso che il commissariato per la Terra dei fuochi, guidato dal generale Giuseppe Vadalà, e l’amministrazione comunale di Casal di Principe sono chiamati ad affrontare.

Ma lo scempio ambientale emerso in zona Casarella impone anche di ricostruire le responsabilità. Chi ha scaricato i rifiuti?

I proprietari dei terreni ne erano a conoscenza? Gli sversamenti sono avvenuti con il loro consenso oppure a loro insaputa?
Sono domande legittime, alle quali non si può rispondere sulla base della sola titolarità degli appezzamenti.
Per fare chiarezza serve anzitutto un dato: stabilire quando siano stati interrati i rifiuti e se gli scarichi siano avvenuti nello stesso periodo o in fasi diverse. Ricostruire la cronologia permetterebbe di confrontarla con i passaggi di proprietà e individuare chi avesse la disponibilità dei terreni all’epoca dei fatti.

L’area, dove i rifiuti sono affiorati dopo la rimozione della vegetazione disposta da Vadalà su indicazione del Comune, comprende tre particelle catastali. La prima è riconducibile a una famiglia originaria di San Cipriano d’Aversa, con legami (acquisiti) francesi. Attualmente risulta intestata a sei persone, titolari dal 2010. Un precedente passaggio di proprietà per successione risale al 2000; un altro al 1972. La seconda particella risulta intestata a un unico proprietario, nato a Casal di Principe negli anni Venti del secolo scorso. La terza è intestata dal 1999 a una donna, anche lei di Casale, a seguito di una voltura che coinvolgeva sei soggetti, tra i quali figurava anche l’attuale intestataria.

Questo è il quadro delle proprietà, che da solo non dimostra responsabilità negli sversamenti. Occorre verificare chi utilizzasse concretamente gli appezzamenti, chi potesse accedervi e in quale periodo siano stati depositati i materiali.

La datazione aiuterebbe anche a collocare gli scarichi nel loro contesto storico. Se risalissero a trenta o quarant’anni fa, bisognerebbe fare i conti con una stagione segnata dalla forza della criminalità organizzata: c’era chi ne subiva le imposizioni, chi traeva profitto dai traffici illeciti e chi provava a contrastarli. Un contesto da approfondire, senza attribuire automaticamente a questi terreni dinamiche ancora da dimostrare.ù

Alla bonifica deve dunque affiancarsi una ricostruzione rigorosa dei fatti. Per accertare le responsabilità, distinguere le posizioni ed evitare che agli errori del passato si aggiungano conclusioni prive di riscontri.

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