Rocchi, chiesta archiviazione per le ‘bussate’ al Var

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Cronache sport calcio
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Si avvia verso la conclusione un capitolo delicato per il mondo arbitrale italiano. La Procura della Repubblica di Monza ha formalmente richiesto l’archiviazione del procedimento che vedeva indagati l’ex designatore di Serie A, Gianluca Rocchi, e altri tre addetti ai lavori per concorso in frode sportiva. L’indagine riguardava le presunte interferenze indebite, definite giornalisticamente “bussate”, avvenute nella sala Var di Lissone.

Il fascicolo, trasmesso nel luglio precedente dalla Procura di Milano a quella brianzola per competenza territoriale, coinvolgeva, oltre a Rocchi, l’ex supervisore del Var Andrea Gervasoni e gli ex ufficiali di gara addetti al video assistant referee, Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. L’accusa ipotizzava che le loro condotte avessero potuto influenzare l’esito di due specifiche partite del campionato di Serie A: Udinese-Parma e Salernitana-Verona.

Al termine di un’approfondita attività investigativa, gli inquirenti hanno però concluso che non sono emersi elementi sufficienti per sostenere l’accusa in un eventuale giudizio. Secondo quanto spiegato dalla Procura monzese, dagli atti raccolti non è stato possibile provare né la natura fraudolenta delle condotte contestate, né il dolo specifico richiesto dalla norma incriminatrice.

In sostanza, non è stato trovato alcun riscontro che gli interventi esterni verso la sala Var fossero finalizzati all’alterazione del risultato sportivo. Al contrario, l’analisi ha fatto emergere uno scenario differente. La Procura ha specificato che, in alcuni casi verificati, l’intervento era palesemente mirato a supportare gli arbitri per correggere un “evidente e poi riconosciuto errore di campo”. L’obiettivo, quindi, non sarebbe stato quello di frodare, ma di migliorare l’accuratezza delle decisioni arbitrali.

Per arrivare a queste conclusioni, le indagini sono state capillari e hanno incluso l’acquisizione di registrazioni audio e video, l’analisi di tabulati telefonici e dei dati provenienti dal portale delle designazioni arbitrali. Sono stati inoltre esaminati i regolamenti tecnici e raccolte sommarie informazioni testimoniali, comprese conversazioni avvenute dopo la diffusione della notizia dell’indagine.

Alla luce del quadro probatorio delineato, la Procura ha ritenuto che un’ulteriore prosecuzione delle indagini non sarebbe stata idonea a modificare la situazione. Il materiale raccolto è stato giudicato completo ma insufficiente per formulare un’accusa con una ragionevole previsione di condanna. Adesso la parola passa al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), che dovrà decidere se accogliere la richiesta di archiviazione e chiudere definitivamente la vicenda, oppure disporre nuove indagini.

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