Roma: il progetto che riusa abiti e crea lavoro

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Moda sostenibile
Moda sostenibile

La storia di Ayesha, arrivata a Roma dal Bangladesh dove lavorava come sarta, è l’emblema di un’integrazione riuscita. Dopo un periodo di difficoltà, assistita dalla Caritas, ha trovato la sua strada grazie a un tirocinio nel laboratorio “Abito Qui”, dove ha potuto affinare le sue abilità nel cucito e nelle riparazioni sartoriali. In un solo anno, il suo impegno l’ha portata a un’assunzione in una prestigiosa azienda di abbigliamento Made in Italy.

“Abito Qui” è un’iniziativa che intreccia con efficacia sostenibilità ambientale e inclusione sociale. Il progetto nasce con il duplice obiettivo di contrastare lo spreco nel settore della moda, una delle industrie più inquinanti, e di offrire percorsi di formazione e inserimento lavorativo a persone in condizioni di vulnerabilità.

Il ciclo virtuoso inizia con la raccolta dei capi di abbigliamento. I volontari recuperano indumenti donati da singoli cittadini e famiglie, ma anche, e soprattutto, da aziende che hanno rimanenze di magazzino o prodotti finiti fuori catalogo. Questi articoli, altrimenti destinati a diventare rifiuti, vengono così reinseriti in un processo produttivo.

Una volta raccolti, i vestiti vengono portati nel laboratorio dove ricevono un trattamento completo: lavaggio, stiratura, riparazioni accurate e igienizzazione. Questo processo di ricondizionamento non solo li rende nuovamente utilizzabili, ma ne aumenta il valore, trasformandoli in pezzi unici pronti per una seconda vita.

I capi rigenerati trovano spazio nella “Boutique solidale” di Viale Monza, un negozio di circa 90 metri quadrati messo a disposizione dall’ente assistenziale Ipab Asilo Savoia. Qui vengono venduti a prezzi accessibili, promuovendo un modello di consumo più consapevole e sostenibile.

I proventi delle vendite sono interamente reinvestiti per finanziare l’attività del laboratorio. Questa autosufficienza economica permette di sostenere i costi operativi e, soprattutto, di organizzare corsi di formazione gratuiti. Tenuti da volontari esperti, spesso provenienti dal mondo della moda, i corsi insegnano tecniche di cucito, ricamo e riparazione.

I beneficiari di questa formazione sono persone che faticano a trovare un’occupazione, come disoccupati, immigrati e rifugiati. Il laboratorio diventa per loro un luogo dove acquisire competenze professionali concrete, socializzare e costruire una rete di contatti, aprendo la porta a un futuro lavorativo stabile, come dimostra l’esperienza di Ayesha.

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