La crisi degli ultimi anni ha ridefinito la percezione della transizione energetica. Non si tratta più solo di sostenibilità ambientale, ma di un equilibrio complesso tra sicurezza degli approvvigionamenti, costi accessibili e competitività industriale. Questo è il concetto del “trilemma dell’energia”, illustrato da Michele Vitiello, segretario generale del World Energy Council Italia.
Il World Energy Council, organizzazione internazionale che riunisce istituzioni, università e imprese, promuove una transizione “giusta”, fondata su questo triplice obiettivo. Gli eventi recenti, dalla pandemia all’invasione russa dell’Ucraina, hanno messo sotto forte pressione il vertice della sicurezza. “La crisi energetica che stiamo vivendo è una delle più gravi che abbiamo vissuto”, ha osservato Vitiello.
L’impatto si è manifestato con l’aumento dei prezzi, la competizione globale per il gas liquefatto e la necessità di interventi senza precedenti. L’Agenzia internazionale dell’energia ha liberato 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, di cui quasi 10 milioni forniti dall’Italia. L’Europa, in particolare, ha ridotto drasticamente la sua dipendenza dal gas russo, passata dal 40% a circa il 12%.
Questa nuova realtà ha imposto un cambio di paradigma. Secondo Vitiello, la giusta transizione non deve essere ideologica, ma razionale e “tecnologicamente neutrale”. Puntare su una sola tecnologia, escludendone altre capaci di contribuire alla decarbonizzazione, rischia di essere percepito come un ostacolo al benessere dei cittadini e un freno per le imprese. L’energia, ha sottolineato, deve essere un asset strategico e non un tema da campagna elettorale.
Le crisi internazionali hanno avuto un doppio effetto. Da un lato, hanno ricordato il peso ancora rilevante delle fonti fossili, che coprono circa l’80% del fabbisogno mondiale. Dall’altro, hanno evidenziato i rischi di una dipendenza eccessiva da Paesi esteri. Per questo, l’Europa deve diversificare, investendo su un ampio portafoglio di soluzioni: rinnovabili, geotermia, energia marina e nucleare.
Sul nucleare, anche in Italia si è aperta una fase nuova. L’aumento della domanda di elettricità, spinta dall’elettrificazione dei consumi e dall’intelligenza artificiale, ha riacceso l’interesse. “Attorno al nucleare c’è una nuova sensibilità che rinasce”, ha affermato Vitiello, citando tecnologie avanzate come gli Small Modular Reactor e gli impianti di quarta generazione, molto diversi da quelli del passato.
La sfida non è solo tecnologica, ma culturale. La paura, ha spiegato, va affrontata con comunicazione chiara e dati concreti, evitando semplificazioni. L’energia è alla base dello sviluppo industriale, della produttività e dell’attrattività di un Paese. Vitiello ha concluso con una riflessione: l’Italia già acquista energia elettrica prodotta da centrali nucleari in Francia e Slovenia. La domanda è se abbia senso continuare a pagarla ad altri invece di produrla direttamente, per un mix più sicuro e competitivo.


















