Roma, Totti apre a un ritorno: “Non per fare nulla”

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Cronache Mercato
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L’ex capitano giallorosso ha ripercorso la sua carriera, svelando un solo grande rimpianto: non aver mai giocato con Ronaldo, il Fenomeno. “Penso che gli avrei fatto fare il triplo dei goal”, ha confessato. Per lui, però, l’emblema del calcio rimane Maradona, definito come il giocatore il cui nome è scritto sul pallone stesso. Riguardo al dualismo contemporaneo, ha definito Messi e Cristiano Ronaldo “due extraterrestri” per cui è difficile trovare aggettivi.

Ha poi ammesso una forte nostalgia per il campo, dichiarando che darebbe qualsiasi cosa per tornare a giocare. Se mai avesse dovuto lasciare la Capitale, l’unica destinazione sarebbe stata il Milan, squadra per cui simpatizzava da bambino. È rimasto affascinato dal ciclo di Sacchi e degli olandesi, un team che considerava “bellissimo da vedere e che vinceva tutto”.

Ripensando al suo stile di gioco, ha spiegato come avesse una visione chiara dell’azione ancora prima di ricevere il pallone. “Ogni tanto mi guardo qualche mia giocata e rimango stupito, alcune cose che facevo io non le ho viste a nessun altro calciatore”, ha commentato. Ha parlato anche del suo rapporto con gli allenatori, commentando il recente incontro con Luciano Spalletti e sottolineando l’importanza di superare il passato nel mondo del calcio, ammettendo di aver commesso errori anche lui.

Tra i tecnici che lo hanno guidato, ha indicato in Carlo Mazzone e Zdeněk Zeman quelli che lo hanno capito di più, mentre con Carlos Bianchi il rapporto non è mai decollato, forse a causa della sua giovane età. Ha precisato però che fu l’allora presidente Sensi a decidere l’allontanamento del tecnico argentino, smentendo di aver mai influenzato le scelte della dirigenza nonostante il suo peso da capitano.

Il tema centrale rimane un suo possibile ritorno nel club. “I matrimoni si fanno in due”, ha ribadito, chiarendo le sue condizioni. Ha ricordato di aver rinunciato a tre anni di contratto da dirigente perché non intendeva ricoprire un ruolo di facciata: “Non mi piaceva stare in società senza fare niente, essere inutile”. Un ritorno sarà possibile solo con un incarico operativo e con potere decisionale.

Infine, uno sguardo sulla squadra attuale. Ha definito Gian Piero Gasperini “uno dei migliori allenatori in Serie A”, convinto che possa fare bene se gli verrà data carta bianca. Sulla questione della maglia numero 10 a Paulo Dybala, ha espresso una posizione cauta: spetta alla società decidere, ma una maglia così pesante non andrebbe assegnata dopo poche buone partite, ma all’interno di un progetto a lungo termine.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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