Si pente il braccio destro del ras Luongo: il clan D’Amico trema

Si pente il braccio destro del ras Luongo: il clan D'Amico trema
Si pente il braccio destro del ras Luongo: il clan D'Amico trema

NAPOLI – Si pente il braccio destro del ras Umberto Luongo. E il clan D’Amico torna a tremare. Paolo De Mato ha iniziato a collaborare con la giustizia. Lo  ha detto a chiare lettere nell’udienza di martedì. Revocato l’avvocato di fiducia Antonio Gallo e assegnato uno iscritto nell’apposito elenco. Il pubblico ministero ne ha preso atto. Comincia ora una nuova era. Secondo gli inquirenti, De Mato conosce molto bene gli ingranaggi della cosca. Considerato uomo di fiducia di Umberto Luongo, a sua volta pari grado del boss Umberto D’Amico, fino a quando D’Amico si è pentito. Insomma i magistrati puntano ai vertici del sodalizio, per smantellare l’organigramma. Umberto D’Amico, soprannominato il leone, si è pentito nell’estate del 2019 e da quel momento la paranza del Conocal hanno un nemico in casa, perché conosce ogni antefatto, ricorda nomi e date. Lo stesso vale per Paolo De Mato, indicato come braccio operativo di Umberto Luongo, quest’ultimo difeso dagli avvocati Alessandro Pignataro e Giuseppe Perfetto. De Mato ha già compilato il modello 4: l’inizio della collaborazione e sta fornendo informazioni utili alla Procura per ricostruire la catena di comando. Il 26enne  di Portici ha deciso di fornire indicazioni agli inquirenti. Il nuovo pentito viene indicato dalla Procura non come un capo, ma uomo di fiducia, di quelli operativi.  

La magistratura ha attivato il protocollo per mettere in sicurezza i familiari, quelli che accettano il programma di protezione. De Mato era detenuto a Melfi. Già trasferito in una località protetta. 

Il sodalizio del Conocal rischia il tracollo

La scelta di Paolo De Mato di collaborare con la giustizia arriva dopo quella del boss Umberto D’Amico, soprannominato il leone. Nell’estate 2019 decise di passare dalla parte dello Stato. Un terremoto nelle fila del clan D’Amico di Ponticelli. La cosca può subire più di uno scossone, dopo le inchieste che hanno azzerato i quadri. Pochi giorni più tardi è arrivata la lettera scritta dal ras Luigi D’Amico per ammettere alcuni addebiti. Solo un passo avanti. Ma la sua non è una scelta precisa di collaborare con la giustizia. Ha fornito alcuni dettagli agli inquirenti sull’omicidio di Patrizio Reale, alias patriziotto, l’11 ottobre 2009. Luigi D’Amico è il padre di Umberto, collaboratore di giustizia.  Difeso dall’avocato Salvatore Impradice.

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