Soldi, Rolex e un iPhone: così Dante Salzillo si sarebbe ingraziato i tecnici per avere favori

L'inchiesta sulle manovre per agevolare il clan Belforte nel sistema di lavori e subappalti per l'alta velocità Napoli-Bari. Anche cene, soggiorni e spostamenti nel ‘catalogo’ delle utilità contestate.

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Raffaele Salzillo, Dante Salzillo e Angelo Salzillo
Raffaele Salzillo, Dante Salzillo e Angelo Salzillo
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Al centro dell’indagine delle fiamme gialle c’è il presunto sistema di favori che, secondo la Procura, avrebbe accompagnato i rapporti di cantiere e i pagamenti in favore di Areco. In cambio, sempre secondo l’accusa, sarebbero state corrisposte somme di denaro e altre utilità a persone che il decreto qualifica, nei singoli episodi, come incaricate di pubblico servizio. Un quadro che intreccia ruoli tecnici, consorzi, imprese e passaggi economici.

Dante Salzillo è la figura che ricorre con maggiore frequenza sul versante di chi avrebbe dato o promesso le utilità. In più capi sono indicati anche Raffaele Salzillo e, in circostanze più circoscritte, Angelo Salzillo.

Sul versante opposto, il decreto cita, tra gli altri, Alessio De Luca, Piero Centonze, Salvatore Francesco Caruso, Vincenzo Morello, Maurizio Di Prima, Aristodemo Busillo, Vincenzo Metelli, Alessandro Stabile, Luciano Vermicelli, Gianfranco Fontana, Maurizio Ferroni, Costantino Guidobaldi e Francesco Cosentino. Sono indicati dalla Procura come i destinatari delle presunte utilità, in ragione dei ruoli svolti presso NACAV, HIRPINIA AV, WEBUILD, GHELLA, Consorzio TELESE e Consorzio XENIA.

Il catalogo delle utilità contestate è eterogeneo: somme in contanti, talvolta quantificate e talvolta no; una cena di circa 340 euro riferita a Maurizio Di Prima; un iPhone 15 Pro nel capo che riguarda Piero Centonze; orologi di pregio, compresi Rolex ed Eberhard; oltre a cene, soggiorni, spostamenti e prodotti enogastronomici.

C’è poi il filone delle fatture per operazioni che la Procura ritiene oggettivamente inesistenti. Il decreto richiama, tra le altre, Sannino Petroli, C.E. Carburanti, Carburanti Febbraro Mario, Ecopetrol, IP Petroli e New Multiservice. L’ipotesi è che Areco pagasse documenti fiscali relativi a operazioni non reali e che una parte delle somme tornasse indietro in contanti. Secondo l’accusa, almeno una parte di quella disponibilità sarebbe stata utilizzata per le dazioni contestate nei capi di corruzione.

È in questo intreccio di appalti, pagamenti, rapporti personali e flussi di denaro che la Procura colloca l’aggravante della finalità di agevolare il clan Belforte. Non si tratta di un automatismo e non equivale ad attribuire a tutti gli indagati l’appartenenza al clan: è una specifica ipotesi accusatoria, tutta da dimostrare.

L’inchiesta è in una fase che non consente conclusioni definitive. Resta fermo il principio che tutti gli indagati sono innocenti fino a eventuale condanna definitiva.

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Giuseppe Tallino
Giornalista professionista casertano, si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e di cronaca nera. Negli ultimi anni si è dedicato alle inchieste sugli intrecci tra criminalità organizzata e mondo politico e imprenditoriale. I suoi articoli sono stati ripresi da numerose testate nazionali e per questo è intervenuto in alcune trasmissioni televisive di inchiesta sulle principali reti nazionali, tra le quali Report e Far West su Rai Tre e '100Minuti' su La7. Per le sue inchieste è finito nel mirino di Augusto La Torre, boss di Mondragone. Per tale ragione, la Prefettura di Caserta ha disposto misure di tutela nei suoi confronti. Del caso si sono occupati anche l’Ordine dei giornalisti della Campania e l’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione.

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