Al centro dell’indagine delle fiamme gialle c’è il presunto sistema di favori che, secondo la Procura, avrebbe accompagnato i rapporti di cantiere e i pagamenti in favore di Areco. In cambio, sempre secondo l’accusa, sarebbero state corrisposte somme di denaro e altre utilità a persone che il decreto qualifica, nei singoli episodi, come incaricate di pubblico servizio. Un quadro che intreccia ruoli tecnici, consorzi, imprese e passaggi economici.
Dante Salzillo è la figura che ricorre con maggiore frequenza sul versante di chi avrebbe dato o promesso le utilità. In più capi sono indicati anche Raffaele Salzillo e, in circostanze più circoscritte, Angelo Salzillo.
Sul versante opposto, il decreto cita, tra gli altri, Alessio De Luca, Piero Centonze, Salvatore Francesco Caruso, Vincenzo Morello, Maurizio Di Prima, Aristodemo Busillo, Vincenzo Metelli, Alessandro Stabile, Luciano Vermicelli, Gianfranco Fontana, Maurizio Ferroni, Costantino Guidobaldi e Francesco Cosentino. Sono indicati dalla Procura come i destinatari delle presunte utilità, in ragione dei ruoli svolti presso NACAV, HIRPINIA AV, WEBUILD, GHELLA, Consorzio TELESE e Consorzio XENIA.
Il catalogo delle utilità contestate è eterogeneo: somme in contanti, talvolta quantificate e talvolta no; una cena di circa 340 euro riferita a Maurizio Di Prima; un iPhone 15 Pro nel capo che riguarda Piero Centonze; orologi di pregio, compresi Rolex ed Eberhard; oltre a cene, soggiorni, spostamenti e prodotti enogastronomici.
C’è poi il filone delle fatture per operazioni che la Procura ritiene oggettivamente inesistenti. Il decreto richiama, tra le altre, Sannino Petroli, C.E. Carburanti, Carburanti Febbraro Mario, Ecopetrol, IP Petroli e New Multiservice. L’ipotesi è che Areco pagasse documenti fiscali relativi a operazioni non reali e che una parte delle somme tornasse indietro in contanti. Secondo l’accusa, almeno una parte di quella disponibilità sarebbe stata utilizzata per le dazioni contestate nei capi di corruzione.
È in questo intreccio di appalti, pagamenti, rapporti personali e flussi di denaro che la Procura colloca l’aggravante della finalità di agevolare il clan Belforte. Non si tratta di un automatismo e non equivale ad attribuire a tutti gli indagati l’appartenenza al clan: è una specifica ipotesi accusatoria, tutta da dimostrare.
L’inchiesta è in una fase che non consente conclusioni definitive. Resta fermo il principio che tutti gli indagati sono innocenti fino a eventuale condanna definitiva.







