Sussidi pubblici finanziano l’inquinamento aereo

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Voli incentivati
Voli incentivati

Il concetto di volo “low cost” nasconde un paradosso economico e ambientale. Dietro biglietti aerei apparentemente convenienti si cela un massiccio sistema di incentivi finanziari, pagati in gran parte con fondi pubblici, che di fatto sovvenziona un settore ad alto impatto inquinante. Un meccanismo che, oltre a drogare il mercato, finisce per scaricare i costi reali sui cittadini e sull’ambiente.

Formalmente, sono le società di gestione aeroportuale a erogare contributi alle compagnie aeree per l’avvio o il mantenimento di determinate rotte. Nel 2025, secondo le stime, il valore complessivo di questi incentivi nel panorama europeo ha raggiunto la cifra di 4 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 3,6 miliardi del 2024. Questi fondi, tuttavia, non provengono solo dai bilanci degli scali ma derivano spesso da contributi statali, regionali e locali, erogati con l’obiettivo di promuovere il turismo.

In questa ripartizione, la parte del leone spetta a Ryanair, che ha beneficiato di circa 1,9 miliardi di euro, seguita da Wizz Air con oltre 650 milioni di euro. Si tratta di un flusso di denaro che alimenta l’espansione di un modello di trasporto con pesanti conseguenze climatiche, utilizzando risorse che appartengono alla collettività.

La situazione appare ancora più contraddittoria se si considera la posizione dell’Unione europea. Se da un lato le normative comunitarie vietano le sovvenzioni dirette alle compagnie per non alterare la concorrenza, dall’altro la stessa Commissione europea ha autorizzato operazioni che vanno in questa direzione. Un esempio emblematico è l’approvazione di incentivi per 120 milioni di euro destinati a sostenere nuove rotte da e per gli aeroporti della Calabria.

Un altro caso significativo riguarda l’Italia, con l’accordo commerciale tra la società che gestisce l’aeroporto di Fiumicino e la compagnia Wizz Air. L’intesa garantisce al vettore aereo tra i 18 e i 20 milioni di euro all’anno per mantenere operativi i propri voli sullo scalo romano.

L’onere di questi aiuti ricade, in ultima analisi, sugli stessi passeggeri e contribuenti. Gli aeroporti, per compensare le uscite, sono costretti ad aumentare le tasse aeroportuali, un costo che si riflette sul prezzo del biglietto. Inoltre, i prezzi dei servizi all’interno degli scali lievitano, con costi esorbitanti per beni di consumo come una bottiglietta d’acqua o un caffè.

La questione cruciale, però, rimane quella ambientale. Mentre l’urgenza della crisi climatica richiederebbe investimenti massicci in mobilità sostenibile, una parte significativa di denaro pubblico viene impiegata per incentivare il trasporto aereo, uno dei settori più climalteranti. Invece di disincentivare l’inquinamento, si finisce per finanziarlo, promuovendo un aumento del numero di voli e delle relative emissioni di gas serra.

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