NAPOLI – Si è concluso alle prime luci dell’alba di questa mattina, 11 giugno 2026, l’incubo per gli automobilisti che percorrono l’Asse Mediano. Con un’operazione mirata, il personale della Polizia di Stato ha posto fine alle scorribande di una coppia di rapinatori specializzata in una tecnica tanto violenta quanto pericolosa: lo “sperona e rapina”. Gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli, al termine di una serrata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini, entrambi domiciliati nei campi Rom della circumvallazione esterna di Napoli. L’accusa, pesantissima, è quella di tentata rapina aggravata in concorso.
L’indagine che ha portato a stringere il cerchio attorno ai due indagati ha origine da una serata di ordinaria follia, quella dello scorso 23 gennaio. Lungo la Statale 268, all’altezza dello svincolo di Sant’Antimo, una Volkswagen Polo si affianca e poi sperona con inaudita violenza un’altra vettura, costringendola a una brusca e pericolosa fermata. Dall’auto scendono due uomini, uno dei quali brandisce una grossa mazza da baseball. Si dirigono con fare minaccioso verso gli occupanti dell’auto tamponata, intimando loro di scendere e consegnare il veicolo. Un copione criminale già visto, ma quella sera i rapinatori avevano scelto le vittime sbagliate. A bordo dell’auto, infatti, viaggiavano due operatori della Polizia di Stato del Commissariato Dante, in quel momento liberi dal servizio. Di fronte alla fredda e inaspettata reazione delle vittime, che si sono qualificate come appartenenti alle forze dell’ordine, i due malviventi sono stati presi dal panico. La loro determinazione si è sciolta come neve al sole: hanno abbandonato il piano, la mazza e, soprattutto, la loro Volkswagen Polo, dandosi a una fuga disperata a piedi. Un errore fatale: all’interno dell’abitacolo, gli investigatori hanno rinvenuto i loro documenti di identità, una firma inequivocabile sulla loro azione criminale.
Le indagini della Squadra Mobile sono partite proprio da quel fondamentale ritrovamento. Ma ben presto è emerso un quadro ancora più allarmante. Pochi istanti prima dell’assalto ai due agenti, un altro automobilista aveva vissuto lo stesso terrore, sempre nei pressi dello svincolo di Sant’Antimo. La denuncia della vittima ha descritto un modus operandi identico: il violento impatto per costringere all’arresto, l’auto dei rapinatori messa di traverso per bloccare ogni via di fuga. Anche in quel caso, solo la pronta reazione del conducente aveva sventato la rapina, costringendo i malviventi alla ritirata.
Gli investigatori, partendo dai documenti e incrociando i dati, hanno meticolosamente ricostruito i movimenti della banda. L’acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona e la successiva individuazione fotografica da parte delle vittime hanno permesso di raccogliere un quadro indiziario definito “grave, preciso e concordante” dalla Procura. Gli elementi raccolti non hanno lasciato dubbi sull’identità dei due uomini, portando il GIP del Tribunale di Napoli Nord a emettere la misura cautelare in carcere. Durante le perquisizioni effettuate al momento dell’arresto, sono stati rinvenuti ulteriori elementi di interesse investigativo: diversi orologi di noti marchi, sulla cui provenienza sono in corso accertamenti, ben tre mazze da baseball e numerosi arnesi atti allo scasso, segno di una spiccata e diversificata propensione a delinquere.
Il provvedimento eseguito costituisce una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. I due indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a una sentenza di condanna definitiva, e avranno facoltà di avvalersi dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge.


















