Francesco Toldo, ex portiere di Inter e Nazionale, ha voltato pagina. Lontano dai riflettori, ha trovato una nuova dimensione come volontario nella Protezione Civile di Milano, dedicandosi alla famiglia e collaborando al progetto Inter Legends. Il mondo del calcio, come ha raccontato, non gli manca affatto e non ha intenzione di rientrarvi, considerandolo una “bella parentesi” ormai chiusa.
Il suo viaggio è partito dalla provincia di Padova, in una famiglia umile. Il padre, gestore di una tabaccheria, gli offrì un milione e centomila lire per lasciare il calcio e lavorare con lui. Toldo rifiutò, determinato a inseguire il suo sogno. Una scelta che lo ha portato, due anni dopo, a vestire la maglia della Fiorentina. Curiosamente, la sua carriera avrebbe potuto prendere una piega diversa: da ragazzo giocava come terzino e sostenne anche un provino con il Padova, che però lo scartò.
La svolta è arrivata per caso. “Odiavo correre e mi piaceva tuffarmi sulla neve”, ha ricordato. Un allenatore lo mise tra i pali e da lì non è più uscito. Con il duro lavoro e il sacrificio, valori trasmessigli dal padre, ha scalato le gerarchie del calcio italiano, mantenendo sempre un profilo basso. La sua mentalità, però, è sempre stata quella di un vincente: “Ho pensato ogni giorno di essere il migliore al mondo, era la mia adrenalina”.
Questa convinzione lo ha sostenuto anche nei momenti difficili, come quando all’Inter è diventato il secondo di Julio Cesar. Nonostante offerte da club come Bayern Monaco e Liverpool, ha scelto di rimanere. “Volevo vincere con l’Inter”, ha spiegato, ricordando anche un precedente “no” al Barcellona. Le vittorie ottenute da riserva, inclusa la storica stagione del Triplete, sono state quelle che si è goduto di più. Proprio dopo quel trionfo ha deciso di ritirarsi.
Tra i ricordi più divertenti, spicca un gol segnato a Gianluigi Buffon in un Inter-Juventus. “Esultò Vieri, ma il gol era mio al 100%”, ha raccontato. Con Buffon, suo rivale per un posto in Nazionale, non c’è mai stata un’amicizia stretta ma un rapporto di grande competizione e rispetto reciproco. Tra i compagni a cui è rimasto più legato ci sono invece Totti, Inzaghi e Del Piero.
Non mancano le cicatrici, come la delusione per lo scudetto perso il 5 maggio 2002, un giorno che “fa ancora male”. Tra le figure chiave della sua carriera, ha citato l’attaccante Gabriel Batistuta, con cui si fermava ore dopo gli allenamenti per sfide di tiri e parate, e i presidenti Vittorio Cecchi Gori e Massimo Moratti. L’addio al calcio è stato vissuto come una liberazione: “È un mondo a parte, una bolla che rischia di alterare la percezione della realtà”.



