TUTTI I NOMI E FOTO. Scacco ai Nobile: 26 nei guai. Ecco come ‘i panzarottari’ comandavano ad Afragola

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Arresti clan Nobile 20 maggio

AFRAGOLA – C’è un filo invisibile, ma robusto come l’acciaio, che lega l’odore dell’olio fritto delle vecchie feste di piazza al piombo delle pistole che dettano la legge del più forte tra i palazzoni di Afragola. È la storia dei Nobile. Per tutti, in città, i “panzarottari”. Un soprannome antico, quasi folcloristico, nato decenni fa attorno ai banchetti ambulanti del capostipite Antonio Nobile. Ma a ridosso dell’ombra protettiva del gigantesco clan Moccia, quel nomignolo popolare è cambiato. Si è sporcato di sangue, polvere da sparo e denaro sporco, fino a diventare un marchio di fabbrica della camorra più spietata, una vera e propria sigla criminale flessibile e ferocissima (IN CALCE TUTTI I NOMI E LE FOTO).

All’alba, quel filo si è spezzato sotto il peso di un blitz imponente. I carabinieri del Nucleo Investigativo del gruppo di Castello di Cisterna hanno cinto d’assedio i vicoli e i quartieri satellite della città, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Federica Colucci del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Il bilancio è un terremoto giudiziario: 26 persone indagate, di cui 23 rinchiuse dietro le sbarre della cella e tre colpite dal divieto di dimora in Campania. I reati contestati a vario titolo dalla Dda sono un campionario completo del codice penale di stampo mafioso: associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, ricettazione, favoreggiamento, estorsione e spaccio al dettaglio.

Ciò che emerge dai faldoni dell’inchiesta non è solo la cronaca spicciola di una retata contro il malaffare, ma la radiografia spettrale di una vera e propria amministrazione parallela del territorio. Dal centro storico al Parco Sant’Antonio, complesso residenziale della “Afragola bene” da anni roccaforte di quella che, secondo gli inquirenti, è una delle organizzazioni criminali più potenti d’Italia. I “panzarottari” non si limitavano a delinquere; governavano. Facendo leva sulla secolare e temuta fama criminale della casa madre, il clan Moccia, il gruppo dei Nobile aveva imposto ad Afragola un controllo asfissiante e quotidiano.

Nessuna attività commerciale poteva sfuggire all’occhio della cosca. Imprenditori e commercianti locali venivano sistematicamente piegati alle richieste del racket. Chi provava a sollevare la testa o a ritardare il pagamento delle quote veniva punito secondo le regole ferree del metodo mafioso: colpi di pistola esplosi contro le saracinesche, spedizioni punitive in pieno giorno, minacce urlate sul muso e l’uso permanente delle armi come dimostrazione coreografica di forza. Un incubo a basso volume che anestetizzava l’economia sana della città.

Ma il vero core business finanziario del gruppo era la gestione monopolistica delle piazze di spaccio. Un sistema a cascata, stabile e organizzato militarmente, capace di smerciare fiumi di cocaina, hashish e marijuana al dettaglio, trasformando i quartieri in supermarket della droga a cielo aperto a ogni ora del giorno e della notte. Il dettaglio che più ha impressionato gli investigatori e che rappresenta il cuore pulsante dell’impianto accusatorio riguarda la catena di comando dell’organizzazione.

Per i boss dei “panzarottari”, infatti, le porte del carcere non hanno mai rappresentato un limite o un punto di interruzione del potere. Anche dai letti delle celle dei penitenziari, alcuni esponenti di spicco del gruppo già detenuti continuavano a muovere le pedine all’esterno. Lo facevano con una sfacciataggine disarmante, utilizzando telefoni cellulari e smartphone piccolissimi, introdotti illegalmente dietro le sbarre. Con un semplice messaggio o una chiamata criptata, i capi detenuti impartivano direttive logistiche, assegnavano i turni delle piazze di spaccio, ordinavano quali commercianti prendere di mira e gestivano la contabilità dei canali di rifornimento della droga.

Un corto circuito istituzionale che i carabinieri di Castello di Cisterna, sotto il coordinamento della Procura antimafia di Napoli, sono riusciti a tracciare e neutralizzare grazie a mesi di intercettazioni ambientali, pedinamenti e riscontri sul campo. Afragola si risveglia oggi più leggera, libera dalla morsa di una dinastia che dal profumo del cibo da strada era passata a imporre l’odore asfissiante della paura.

Arresti clan Nobile 20 maggio
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