Ucraina: cresce l’allarme a Zaporizhzhia, Zelensky sente Papa Francesco

In foto il presidente Zelensky da Kiev (Ukrainian Presidential Press Office via AP)

ROMA – E’ ancora allarme a Zaporizhzhia dopo i nuovi bombardamenti che hanno colpito l’area intorno alla più grande centrale nucleare d’Europa. L’azienda statale ucraina Energoatom ha avvertito che la centrale “opera con il rischio di violare gli standard di sicurezza per le radiazioni e gli incendi”. I bombardamenti da parte delle forze russe “hanno causato un serio rischio per il funzionamento sicuro dell’impianto”, ha avvertito la società.

Mentre il ministro dell’Interno ucraino Denys Monastyrsky ha fatto sapere che le autorità stanno già preparando dei piani di evacuazione per i residenti della zona, prendendo in considerazione anche l’eventualità di rilascio di radiazioni. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto in giornata un colloquio telefonico con Papa Francesco. “Ho sentito il Pontefice. Gli ho parlato dell’aggressione della Federazione russa contro l’Ucraina, dei suoi orribili crimini”, ha scritto Zelensky su Twitter, sottolineando che i leader spirituali mondiali “dovrebbero trasmettere al mondo la verità sugli atti di orrore commessi dall’aggressore in Ucraina”.

Quello di venerdì è stato il terzo colloquio tra il Papa e Zelensky dall’inizio della guerra, ha ricordato l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede Andrii Yurash, ribadendo che Kiev sarebbe felici di accogliere il Santo Padre. Nei giorni scorsi lo stesso ambasciatore aveva lasciato intendere di un possibile viaggio del Pontefice a Kiev prima di quello in programma in Kazakistan. Mosca intanto ha continuato a negare di aver colpito Zaporizhzhia e ha invece accusato l’Ucraina dei bombardamenti.

La responsabilità delle “tragiche conseguenze” a cui può portare un bombardamento della centrale nucleare “spetterà al presidente degli Stati Uniti Joe Biden e al presidente ucraino Volodymyr Zelensky”, ha detto il presidente della Duma russa Vyacheslav Volodin. Le autorità filo-russe che controllano l’area hanno riferito che uno dei missili che sarebbe stato lanciato dalle forze armate di Kiev verso la centrale sarebbe caduto a 10 metri dal deposito che ospita le scorie nucleari.

“Kiev vuole una nuova Chernobyl a Zaporizhzhia”, ha tuonato il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, aggiungendo poi in tono minaccioso: “Non dobbiamo dimenticare che ci sono centrali nucleari nell’Ue, e anche lì sono possibili incidenti”. Nell’Unione Europea nel frattempo si sta facendo largo l’ipotesi dell’introduzione di uno stop ai visti turistici rilasciati ai cittadini russi, dietro la spinta di Estonia e Finlandia.

Il ministro degli Esteri della Repubblica Ceca, Paese che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, ha affermato che i Paesi Ue ne discuteranno durante il Consiglio informale Affari esteri in programma il 31 agosto. “Un divieto completo dei visti per i russi da parte di tutti gli Stati membri dell’Ue potrebbe essere un’altra sanzione molto efficace contro la Russia”, ha detto il ministro Jan Lipavsky. Ma la misura non ha trovato finora il favore né della Germania né degli Stati Uniti. La Farnesina ha fatto sapere che “l’ipotesi di sospendere il rilascio di visti turistici nei confronti di cittadini russi”, “non è attualmente in discussione da parte italiana”.

Sul fronte dell’export di grano prosegue la partenza delle navi dai porti del Mar Nero dopo l’accordo siglato a Istanbul. Una nave cargo è arrivata oggi nel Porto di Ravenna con 15mila tonnellate di semi di mais provenienti da Odessa. “E’ un segnale importante“, ha commentato l’ambasciatore ucraino in Italia Yaroslav Melnyk, presente sul posto. Il cargo, in navigazione da 7 giorni, è il primo convoglio commerciale che raggiunge l’Italia dopo lo sblocco diplomatico dei giorni scorsi. La nave che batte bandiera maltese, è partita il 5 agosto dal porto ucraino di Chornomorsk, vicino a Odessa. Ha poi, effettuato una sosta a Istanbul in Turchia dove è stata sottoposta ai controlli previsti dall’accordo delle Nazioni Unite.(LaPresse)

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