Urea, stop in Pianura Padana: i rischi per i cereali

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Agricoltura sostenibile
Agricoltura sostenibile

In vista del divieto di utilizzo dell’urea nel bacino padano, previsto per il 2028 dal DDL “Coltiva Italia”, Assofertilizzanti ha commissionato a Nomisma uno studio per valutarne le conseguenze. I risultati dell’analisi “Valutazione di impatto della fertilizzazione azotata e dell’urea nell’agricoltura italiana” sono stati presentati nel corso di un evento con istituzioni e organizzazioni agricole.

Lo studio ha confermato i notevoli rischi economici e produttivi che deriverebbero dall’assenza di questo concime. Le proiezioni indicano un calo delle rese e una significativa riduzione della qualità per colture strategiche come mais, frumento e riso. Lo scenario comporterebbe una contrazione complessiva del valore del comparto cerealicolo fino al 45%.

L’analisi ha poi esaminato le soluzioni per mitigare l’impatto ambientale della fertilizzazione azotata. L’applicazione dell’urea incide in misura molto contenuta sulle emissioni di gas serra, rappresentando appena lo 0,1% delle emissioni totali italiane e l’1,3% di quelle agricole. Lo studio ha evidenziato come l’adozione diffusa di buone pratiche agronomiche, come l’interramento del prodotto, possa ridurre ulteriormente le perdite di azoto in atmosfera.

Un ruolo centrale è stato attribuito all’innovazione di prodotto. Le imprese del settore hanno investito oltre 100 milioni di euro in ricerca e sviluppo negli ultimi cinque anni, migliorando i processi e sviluppando tecnologie avanzate. Soluzioni come l’urea inibita e quella ricoperta sono già disponibili e consentono di contenere le emissioni, migliorando al contempo l’efficienza nutrizionale per le piante.

Questi strumenti offrono agli agricoltori una risposta concreta alle sfide ambientali. Se il DDL “Coltiva Italia” permetterà di adottare queste pratiche e soluzioni innovative, sarà possibile salvaguardare le produzioni, la competitività delle filiere e la sostenibilità. Secondo Nomisma, i costi di gestione per le colture aumenterebbero solo lievemente, in media del 7%.

“La strada da percorrere non è quella dei divieti indiscriminati, ma quella di scelte basate su dati scientifici e conoscenza agronomica”, ha dichiarato Paolo Girelli, Presidente di Assofertilizzanti. “Come industria abbiamo già messo a punto innovazioni in grado di ridurre l’impatto ambientale, mantenendo livelli produttivi adeguati alla sicurezza alimentare del Paese”.

Sulla stessa linea si è espresso Paolo De Castro, Presidente di Nomisma: “Le evidenze confermano l’esigenza che l’evoluzione del quadro regolatorio sia sostenuta da solide valutazioni di carattere tecnico-economico. Solo un approccio basato su analisi integrate permette di perseguire gli obiettivi ambientali, salvaguardando la produttività agricola”.

Lo studio ha inoltre sottolineato come l’Italia si caratterizzi già per un uso dell’azoto inferiore alla media dei principali Paesi europei, a conferma di un percorso di razionalizzazione già avviato. Politiche che valorizzino l’innovazione possono quindi rappresentare un’alternativa più efficace rispetto a restrizioni generalizzate.

La ricerca ha indicato con chiarezza che lo sviluppo tecnologico del settore, unito alla diffusione delle buone pratiche agricole, rappresenta un pilastro imprescindibile per un’agricoltura italiana sostenibile e capace di affrontare le sfide ambientali ed economiche del futuro.

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