NAPOLI – Chi crede che le aggressioni nei Pronto soccorso degli ospedali di Napoli e provincia siano diminuite si sbaglia di grosso. A lanciare l’allarme è Manuel Ruggiero, medico del 118 e presidente dell’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”, da anni impegnata nella raccolta e nella denuncia degli episodi di violenza ai danni del personale sanitario. Secondo Ruggiero, dietro una possibile apparente riduzione dei casi non ci sarebbe un miglioramento della situazione, ma soprattutto una crescente difficoltà da parte di medici e infermieri nel denunciare quanto accade quotidianamente nei reparti di emergenza. “Le aggressioni nei Pronto soccorso non sono diminuite, ma sono aumentate”, sostiene Ruggiero. Il problema, spiega, è che molti episodi non vengono formalmente segnalati. Gli operatori sanitari, infatti, cambiano continuamente e questo rende più difficile costruire una memoria precisa degli episodi e mantenere alta l’attenzione sul fenomeno. A ciò si aggiungerebbe, secondo il presidente di “Nessuno Tocchi Ippocrate”, anche la pressione delle direzioni sanitarie, interessate a non far emergere pubblicamente alcune situazioni. Un atteggiamento che, nella sua lettura, rischia però di produrre l’effetto opposto a quello desiderato. Se un’aggressione non viene denunciata, infatti, chi la commette può avere la percezione di non dover rispondere delle proprie azioni. “Ovviamente si tratta di un comportamento controproducente”, sottolinea Ruggiero, perché “così i violenti pensano di poterla fare franca in caso di intemperanze”.
Il tema non riguarda soltanto la sicurezza degli operatori, ma anche la capacità degli ospedali di garantire un’assistenza efficace e serena. Medici, infermieri e personale del 118 lavorano quotidianamente in situazioni di forte pressione, spesso alle prese con emergenze, attese, carichi di lavoro elevati e familiari dei pazienti esasperati. In questo contesto, un episodio di violenza, anche verbale, può trasformare una situazione già difficile in un’emergenza nella quale a essere messi a rischio sono sia i sanitari sia gli stessi pazienti. A preoccupare è anche la presenza delle forze dell’ordine all’interno delle strutture. Secondo Ruggiero, non tutti i presidi ospedalieri possono contare su una presenza costante e adeguata. “Drappelli di polizia solo a orari prestabiliti al Pellegrini e al San Paolo”, afferma, mentre resterebbero scoperti altri importanti presidi dell’area metropolitana: l’ospedale di Pozzuoli, il Cardarelli e il presidio di Frattamaggiore. Una situazione che, secondo l’associazione, rende ancora più urgente una strategia complessiva per affrontare il problema. Non basta intervenire dopo che l’aggressione è avvenuta: servono prevenzione, controllo e soprattutto la certezza che ogni episodio venga registrato e denunciato.
Solo disponendo di dati completi, infatti, è possibile avere una fotografia reale della violenza negli ospedali e organizzare di conseguenza le misure di sicurezza. Il messaggio rivolto agli operatori sanitari è dunque chiaro: tornare a denunciare. “Medici e infermieri devono tornare a denunciare”, ribadisce Ruggiero, indicando nella segnalazione degli episodi uno degli strumenti fondamentali per contrastare la violenza “in corsia e sulle ambulanze”.








