Domenico Volpati, colonna del Verona che ha conquistato lo storico scudetto del 1985, ha ricordato il suo allenatore Osvaldo Bagnoli, l’artefice di quel miracolo sportivo. Per Volpati, che ha avuto Bagnoli come tecnico anche al Como e alla Solbiatese, è stato un maestro e una figura paterna.
“Era impossibile volergli male”, ha spiegato l’ex centrocampista. Bagnoli, milanese del quartiere Bovisa con un passato da operaio, ha sempre mantenuto un basso profilo, manifestando una coerenza e un’integrità fuori dal comune. Volpati lo ha descritto come un uomo silenzioso, a volte burbero, ma con un cuore grande, che ha sempre trattato i suoi giocatori come figli.
Un episodio dei primi anni di carriera di Bagnoli ne ha delineato il carattere. Alla Solbiatese, durante la sua prima stagione da allenatore, fu esonerato dopo un diverbio con il presidente. Quest’ultimo era entrato nello spogliatoio per suggerire un cambio di formazione, ma Bagnoli lo accompagnò fuori dicendo: “Lei può decidere qualsiasi cosa, ma non qui dentro”.
Al Verona, la sua più grande forza è stata la creazione del gruppo. “Eravamo amici e lo siamo tuttora”, ha raccontato Volpati, menzionando il gruppo WhatsApp con cui i campioni del 1985 si sentono ancora oggi. Bagnoli ha saputo infondere nei suoi giocatori una fiducia incrollabile, nonostante lo scetticismo generale.
Nonostante giornali e tv prevedessero un crollo, il tecnico invitava la squadra a non ascoltare nessuno e a credere nell’impresa, un patto siglato simbolicamente durante un brindisi di Capodanno. Ha sempre chiesto ai suoi di avere grinta e concretezza.
Memorabile è rimasto un altro aneddoto legato alla Coppa dei Campioni 1985-86. Al termine della partita di ritorno contro la Juventus, persa per 2-0 a causa di episodi arbitrali controversi, la frustrazione nello spogliatoio del Verona era palpabile. Un carabiniere, allarmato da un vetro rotto, chiese se andasse tutto bene e Bagnoli, con la sua tipica ironia pungente, rispose in dialetto: “Se cercate i ladri, sono dall’altra parte”.
Bagnoli è stato anche un innovatore, precursore del 3-5-2 già quarant’anni fa. Il suo calcio era concreto, lontano dallo stile più ricercato che si sarebbe affermato in seguito. Non a caso Gianni Brera lo aveva soprannominato “lo Schopenhauer della Bovisa” per il suo apparente pessimismo.
L’impresa del Verona resta unica nella storia della Serie A, vinta in un’epoca in cui il campionato ospitava campioni come Platini, Maradona e Zico. L’ultimo ricordo dell’ex giocatore è agrodolce: un incontro di due anni fa in cui Bagnoli, a causa della malattia, non lo ha riconosciuto. “Inseguire i ricordi e non trovarli è dura”, ha concluso con commozione.





