Terre contese, l’arbitrato del clan. Il boss voleva sessantamila euro. Il summit a Grazzanise

Per dirimere lo scontro tra due imprenditori, il summit a Grazzanise organizzato da Garofalo con il cognato di Raffaele Nobis e Giuseppe Nobile

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Nobis, il capozona Cacciapuoti e Garofalo
Raffaele Nobis, Alfonso Cacciapuoti e Costantino Garofalo

CASAPESENNA – La mafia rurale, quella dei pascoli e delle campagne, fondava potere e ricchezza su un bene primario: la terra. Chi voleva impossessarsene senza sottostare alle regole del mercato e della legge si rivolgeva al boss, arbitro occulto chiamato a stabilire chi dovesse prevalere e, soprattutto, a quale prezzo.

Da quando vicende simili erano all’ordine del giorno sono trascorsi decenni. Eppure, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli e i carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, quello schema non sarebbe mai del tutto tramontato. Sarebbe riemerso di recente a Grazzanise, terra di allevamenti bufalini, intorno alla compravendita di alcuni appezzamenti agricoli.

A contrapporsi, stando all’indagine condotta dai militari dell’Arma, due imprenditori proprio del settore bufalino. Da una parte G.Z., originario di San Cipriano d’Aversa e titolare di un’azienda con sede operativa a Grazzanise; dall’altra G.P., uomo d’affari grazzanisano interessato agli stessi terreni.

G.P., secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe potuto vantare diritti di prelazione non soltanto perché proprietario di fondi confinanti, ma soprattutto perché da circa quattro anni coltivava, sulla base di un contratto di affitto non registrato, proprio gli appezzamenti al centro della contesa.
Una contesa fra imprenditori che, stando all’ipotesi investigativa, nel 2024 sarebbe stata trasferita su un altro terreno: quello della mediazione mafiosa.

Per sostenere le proprie pretese (voleva lui quei terreni), il sanciprianese si sarebbe rivolto inizialmente a Raffaele Nobis, fratello di Salvatore Nobis, detto Scintilla, storico luogotenente del capoclan ergastolano Michele Zagaria. Ma Nobis non avrebbe agito in solitaria: un ruolo centrale in questa vicenda lo avrebbe avuto Alfonso Cacciapuoti, esponente di lungo corso del clan dei Casalesi e figura criminale di riferimento nell’area di Grazzanise, tornato in libertà nell’estate del 2023 (Cacciapuoti e Nobis sono cognati: hanno sposato due sorelle). E nella partita spunta pure Costantino Garofalo, genero di Raffaele Nobis e amministratore di un’impresa di onoranze funebri di Casapesenna. Per la Dda, Garofalo avrebbe progressivamente assunto una funzione operativa di raccordo all’interno di una cellula riconducibile proprio alla fazione Zagaria.

Definiti i protagonisti, veniamo alle loro presunte azioni. La prima pressione su G.P. sarebbe avvenuta prima del 27 gennaio 2024, data di un importante summit monitorato dai carabinieri. L’imprenditore sarebbe stato convocato da Raffaele Nobis nella sede dell’agenzia funebre gestita da Garofalo, a Casapesenna. Quest’ultimo avrebbe assistito all’incontro. A raccontare l’episodio è stato lo stesso G.P., parlando con un cugino a bordo della propria automobile dopo essere stato ascoltato dai carabinieri. Una conversazione intercettata il 14 marzo 2024, nella quale l’imprenditore ricordava anche la frase pronunciata, tra il serio e il preoccupato, appena entrato nell’impresa: “Mi avete preparato la cassa da morto?”.

Per gli investigatori, quelle parole restituirebbero il timore avvertito dall’uomo. G.P. avrebbe poi detto a Nobis di essere stanco delle pressioni e di essere pronto a rivolgersi ai carabinieri qualora non fosse stato lasciato in pace.

Prima del summit del 27 gennaio ci sarebbe stato anche un confronto diretto fra G.P. e Alfonso Cacciapuoti, avvenuto nell’abitazione di un cugino dell’imprenditore di Grazzanise, a poche decine di metri dalla casa dello stesso Cacciapuoti. In quell’occasione il referente del clan avrebbe proposto a G.P. di acquistare i terreni per 180mila euro, precisando che sugli stessi appezzamenti esisteva anche l’interesse di G.Z. G.P. ha sostenuto di avere rinunciato volontariamente all’acquisto dopo alcuni giorni di riflessione. Di diverso avviso sono gli investigatori, secondo i quali Cacciapuoti lo avrebbe direttamente dissuaso facendo leva sulla propria riconosciuta forza intimidatrice.

Il passaggio successivo è il summit del 27 gennaio 2024 a Grazzanise. Garofalo, su impulso di G.Z., avrebbe organizzato e favorito l’incontro al quale parteciparono, oltre a loro due, Alfonso Cacciapuoti e Giuseppe Nobile, quest’ultimo in passato condannato per mafia e legato da rapporti di parentela acquisita a Cacciapuoti.

Garofalo, per evitare di esporsi direttamente, avrebbe chiesto a Nobile – ricostruiscono i carabinieri – di contattare Cacciapuoti e di invitarlo alla riunione. È nel corso di quell’incontro che, secondo i carabinieri, sarebbero stati definiti anche gli aspetti economici dell’operazione. Perché il clan non agisce gratis et amore Dei.

Estromesso G.P. dall’affare, Cacciapuoti avrebbe meditato di incamerare in contanti e in maniera non tracciata 60mila euro sui 180mila complessivi che G.Z. era disposto a pagare. Alla famiglia proprietaria dei terreni sarebbe andata la parte restante, fra denaro liquido e un mutuo fondiario. I proprietari, sentiti dagli investigatori, avrebbero indicato in 100-120mila euro il valore al quale avevano genericamente pensato di vendere.

Anche Raffaele Nobis, appresi da Garofalo i termini dell’accordo raggiunto fra G.Z. e Cacciapuoti, avrebbe rivendicato un proprio compenso per la mediazione iniziale. L’affare, tuttavia, non sarebbe arrivato a conclusione. Forse per le richieste economiche dei mediatori o per il timore delle denunce annunciate da G.P., l’imprenditore originario di San Cipriano d’Aversa avrebbe successivamente deciso di cercare altri terreni.

La ricostruzione è contenuta negli atti dell’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta e coordinata dai pm Vincenzo Ranieri, Alfonso Gagliardi e Vincenzo Toscano della Dda di Napoli (l’episodio non è tra i reati contestati). L’attività investigativa ha portato, nel luglio scorso, all’esecuzione di un decreto di fermo nei confronti di otto persone, fra le quali Costantino Garofalo e Raffaele Nobis. Tra i destinatari del provvedimento non figurano né Cacciapuoti né Nobile. Il gip di Napoli, pur non convalidando il fermo, ha poi disposto la custodia cautelare in carcere per gli otto destinatari. Nelle scorse ore, però, il Tribunale del Riesame ha annullato la misura applicata a Raffaele Nobis, accusato di associazione mafiosa, disponendone la scarcerazione.

Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini preliminari. Tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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