Alexander Zverev ha vinto il suo secondo Slam stagionale, trionfando allo US Open dopo il successo al Roland Garros. Eppure, il suo dominio fatica a entusiasmare il mondo del tennis, diviso tra il riconoscimento del suo valore e una diffusa antipatia. Il commento dell’ex campione John McEnroe dopo la finale ha riassunto il sentimento generale: “Alcaraz e Sinner, tornate presto”, un modo per sottolineare il poco calore suscitato dalle vittorie del tedesco.
Sul piano sportivo, i risultati di Zverev sono difficili da contestare. In carriera ha già accumulato due titoli Slam, un oro olimpico, due ATP Finals e sette Masters 1000. I numeri lo collocano tra i giocatori più vincenti del circuito. A questi si aggiungono iniziative lodevoli fuori dal campo, come la fondazione per la lotta al diabete, patologia con cui convive e per la quale si è proposto come esempio, dimostrando che non è un ostacolo a una carriera di altissimo livello.
Lo stesso Zverev ha mostrato grande onestà intellettuale dopo la vittoria a New York. Alla domanda se si sentisse il migliore al mondo, ha risposto con lucidità: “Dobbiamo contestualizzare. Con Sinner infortunato e Alcaraz di ritorno da uno stop, probabilmente sì. Ma con entrambi al 100%, credo che Jannik sia ancora davanti a tutti”. Una dichiarazione matura che rivela la consapevolezza di aver saputo sfruttare le occasioni.
Tuttavia, sulla sua figura pesano diverse ombre. Le statistiche indicano che nessun giocatore prima di lui aveva mai vinto due Slam affrontando un solo avversario nella top 10. Questa circostanza ha alimentato l’idea di un percorso fortunato. Ma è il suo passato a rappresentare l’ostacolo più grande: le denunce per violenza domestica da parte di due ex compagne, vicende concluse con un patteggiamento, hanno lasciato una macchia indelebile sulla sua immagine pubblica.
Altro fattore è il suo carattere, spesso incline alla polemica. In passato si è lamentato delle condizioni di gioco, come le palline sgonfie o i campi troppo lenti, specialmente dopo le sconfitte. Ha anche accusato i tornei di favorire Sinner e Alcaraz per garantire finali di maggiore richiamo, lamentele percepite da molti come la ricerca di un alibi.
È giusto però ricordare che la carriera di Zverev è stata segnata anche dalla sfortuna. Il grave infortunio alla caviglia subito al Roland Garros nel 2022 ha rischiato di porre fine alla sua carriera. La sua capacità di ripartire da fuori dai primi 20 e tornare al vertice è la prova di una notevole forza di volontà e resilienza.
Nonostante la sua storia di sofferenza e riscatto, Zverev resta un personaggio controverso. Le sue vittorie vengono accolte con freddezza e spesso attribuite più alla fortuna che al merito. Anche un’eventuale conquista del primo posto nel ranking mondiale potrebbe non garantirgli quell’affetto e quella stima di cui godono i suoi principali rivali. Nel frattempo, però, è lui ad avere ragione sul campo, con un altro trofeo Slam in bacheca e un posto sempre più solido nella storia del tennis.







