Italia: la svolta dell’economia circolare nel 2026

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Resilienza industriale
Resilienza industriale

Il 2026 segnerà un punto di svolta per l’economia circolare, trasformandola da ambito specialistico a condizione strutturale per la competitività. Secondo Camilla Colucci, CEO di Circularity, questo cambiamento la farà entrare in modo permanente nei meccanismi economici, finanziari e industriali.

Saranno tre i passaggi decisivi che caratterizzeranno il prossimo futuro. Il primo sarà l’applicazione di normative chiave a livello europeo, come il regolamento sugli imballaggi (Ppwr), il diritto alla riparazione, l’estensione dell’Ecodesign e l’introduzione del passaporto digitale dei prodotti. Questi provvedimenti cambieranno radicalmente la progettazione: riciclabilità reale, contenuto di materiale recuperato e tracciabilità diventeranno requisiti di mercato obbligatori.

Il secondo elemento fondamentale sarà la centralità delle filiere e delle materie prime seconde. Il riciclo si consoliderà non più solo come gestione del rifiuto, ma come leva strategica per l’autonomia industriale e geopolitica dell’Europa, in linea con gli obiettivi del “Critical Raw Materials Act”.

Il terzo passaggio riguarderà la misurazione, che diverrà auditabile grazie a standard come la norma UNI/TS 11820 e l’allineamento agli indicatori europei. Finanza, banche e clienti richiederanno dati precisi e analisi del ciclo di vita (Lca). Sarà il passaggio definitivo dalla narrativa alla governance basata su evidenze concrete.

In questo scenario, l’Italia parte da una posizione di forza. Il nostro Paese è tra i leader europei nel tasso di utilizzo circolare di materia (21,6% contro una media Ue del 12,2%) e ha già superato i target europei sul recupero degli imballaggi. Tuttavia, non mancano le criticità: la filiera della plastica soffre di squilibri tra domanda e offerta, mentre i tassi di raccolta dei rifiuti elettronici (Raee) e delle batterie restano lontani dagli obiettivi.

La crescente dipendenza dalle importazioni di materiali espone inoltre le imprese a rischi geopolitici. Integrare la circolarità nella gestione della catena di fornitura diventerà quindi una priorità per la gestione del rischio. Per le aziende italiane, la vera sfida sarà incorporare questi principi nei processi aziendali principali, come acquisti e progettazione.

Per supportare le imprese, Circularity ha pubblicato la “Circularity Trend Guide 2026”, una guida che analizza i dieci trend chiave del settore per tradurre un quadro complesso in una roadmap operativa. Investire in sostenibilità porterà a riduzioni dei costi e a una migliore redditività, ma crescerà anche il rischio di greenwashing per chi non si baserà su dati e standard riconosciuti.

La circolarità non è quindi solo un tema ambientale, ma una strategia di resilienza industriale per ridurre le dipendenze, aumentare l’efficienza e rafforzare la credibilità sul mercato.

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