Le microplastiche, particelle di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, hanno ormai contaminato ogni ecosistema del pianeta, dall’Artico alle profondità oceaniche, entrando nella catena alimentare e, di conseguenza, nel corpo umano. Questa pervasività ha sollevato una crescente preoccupazione per la salute globale, spingendo la comunità scientifica a inquadrare il problema all’interno del paradigma ‘One Health’, che riconosce l’interconnessione tra la salute dell’ambiente, degli animali e delle persone.
In risposta a questa emergenza ambientale e sanitaria, è stato avviato il progetto BioPlast4Safe. Questa iniziativa di ricerca scientifica si è posta l’obiettivo di analizzare in modo approfondito le caratteristiche, il destino e i potenziali effetti tossicologici delle materie plastiche. L’indagine non si limiterà ai polimeri convenzionali, ma si concentrerà in modo specifico sulle alternative considerate più sostenibili, come le plastiche biodegradabili.
L’idea di utilizzare polimeri biodegradabili come strategia per mitigare l’inquinamento è promettente, ma solleva importanti interrogativi. Questi materiali si decompongono completamente in ambiente naturale? In quali condizioni? Durante il loro processo di degradazione, potrebbero rilasciare sostanze chimiche o frammenti altrettanto pericolosi? Il progetto BioPlast4Safe è nato proprio per fornire risposte scientificamente fondate a queste domande, valutando se e come queste alternative possano rappresentare una soluzione sicura ed efficace.
Il programma di ricerca, a cui l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) partecipa come partner strategico, seguirà un approccio rigoroso. I ricercatori caratterizzeranno i diversi tipi di polimeri, studieranno il loro comportamento una volta dispersi in ambienti acquatici e terrestri e condurranno test ecotossicologici per misurarne l’impatto su organismi viventi rappresentativi dei vari ecosistemi.
L’approccio del progetto è riassunto dal motto ‘from science to action’ (dalla scienza all’azione). L’obiettivo finale non è solo accumulare dati, ma tradurre le scoperte scientifiche in strumenti concreti. I risultati forniranno ai legislatori e alle aziende le conoscenze necessarie per sviluppare normative più efficaci, promuovere la progettazione di materiali realmente sicuri e orientare i consumatori verso scelte più consapevoli.
Questa ricerca rappresenterà quindi un passo fondamentale per affrontare alla radice la crisi dell’inquinamento da plastica. Comprendere a fondo il comportamento delle alternative biodegradabili è cruciale per evitare di sostituire un problema con un altro e per costruire un futuro in cui l’innovazione tecnologica proceda di pari passo con la tutela della salute del pianeta e dei suoi abitanti.



















