Calabria: un piano per liberare il mare dai rifiuti

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Tutela marina
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Ambiente Mare Italia (AMI) ha lanciato il progetto “Liberiamo insieme il mare”, un percorso strutturato per la difesa degli ecosistemi marini. L’iniziativa, presentata al Museo del Mare Pelagos di Le Castella (KR), è stata realizzata grazie al sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.

Il progetto nasce come risposta collettiva e istituzionale alla crescente fragilità del Mar Mediterraneo, un bacino che ospita una concentrazione unica di biodiversità ma che è gravemente minacciato da inquinamento, pesca eccessiva e accumulo di scarti.

Ogni anno, tonnellate di materiali si depositano lungo le coste e sui fondali. Le reti da pesca abbandonate, note come ‘reti fantasma’, continuano a intrappolare pesci, tartarughe e cetacei per decenni, alterando gli equilibri naturali.

A ciò si aggiungono le microplastiche, che entrano nella catena alimentare fino a raggiungere le nostre tavole, e i danni a habitat cruciali come le praterie di Posidonia oceanica e il coralligeno, veri polmoni del mare che assorbono CO₂ e proteggono le coste dall’erosione.

Alessandro Botti, presidente di Ambiente Mare Italia, ha illustrato la visione strategica, che prevede la mappatura e la rimozione dei rifiuti sommersi. «Il Mediterraneo non può più aspettare», ha dichiarato Botti. «Con questo progetto vogliamo scuotere le coscienze, educare i giovani e costruire una comunità che difenda il mare. La Calabria può diventare un modello nazionale per restituire al Mediterraneo la vita che merita».

La presentazione ha visto la partecipazione di importanti figure istituzionali, a dimostrazione di come la tutela ambientale possa diventare un asse centrale delle politiche territoriali, integrando sviluppo sostenibile e partecipazione civica.

Subito dopo la presentazione, è iniziata la fase operativa con una sessione di formazione tecnica per subacquei. Guidati da esperti dell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto e istruttori di archeologia subacquea, i partecipanti hanno appreso le metodologie per un intervento scientifico e strutturato.

Il protocollo d’azione include il censimento, la mappatura, la documentazione fotografica e la rimozione dei materiali in piena sicurezza, operando in coordinamento con gli enti competenti. In questo modo, i subacquei si trasformano in veri e propri operatori ambientali qualificati.

L’ambizione del progetto va oltre la semplice pulizia. L’obiettivo è generare un cambiamento culturale profondo, coinvolgendo le scuole in percorsi educativi per formare cittadini più consapevoli. Anche i pescatori avranno un ruolo attivo, diventando alleati preziosi nel segnalare e recuperare gli attrezzi dispersi.

Custodire il futuro significa garantire alle nuove generazioni un mare più sano, resiliente e ricco di vita. L’iniziativa vuole essere un monito chiaro: il Mediterraneo non è una discarica invisibile, ma una casa comune da proteggere attivamente, scendendo in profondità dove il problema ha origine.

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