Svalbard: orsi polari ingrassano nonostante il disgelo

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Effetto paradosso
Effetto paradosso

L’immagine di un orso polare scheletrico alla deriva su un iceberg è diventata un simbolo del riscaldamento globale. La narrazione è nota: i ghiacci si sciolgono e gli orsi, i più grandi carnivori terrestri, faticano a trovare cibo. Questa tendenza sembrava universale, ma una ricerca ha svelato un’eccezione sorprendente nell’arcipelago delle Svalbard.

Uno studio pubblicato sulla rivista *Scientific Reports* ha analizzato la popolazione di orsi bianchi del Mar di Barents, stimata tra 1.900 e 3.600 esemplari secondo dati del 2004. L’analisi ha dimostrato che, nonostante un ritiro dei ghiacci tra i più rapidi del pianeta, questi animali hanno registrato un aumento di peso a partire dal 2000.

L’Artico è una delle regioni che si sta scaldando più velocemente al mondo, con un aumento della temperatura dell’aria da due a quattro volte superiore rispetto alle zone temperate. Il Mar di Barents è particolarmente colpito, con incrementi fino a 2 °C per decennio negli ultimi quarant’anni e una perdita di superficie ghiacciata doppia rispetto al resto delle aree polari.

Eppure, i dati raccolti su 770 esemplari adulti tra il 1995 e il 2019 hanno confermato il paradosso: invece di dimagrire, gli orsi hanno accumulato più grasso. Gli scienziati hanno identificato due fattori principali alla base di questo fenomeno inatteso.

Il primo motivo è legato alla ripresa delle popolazioni di altre specie. Dopo decenni di caccia intensiva, animali come le renne e i trichechi hanno visto i loro numeri crescere nuovamente. Questa ripresa ha offerto agli orsi polari una fonte di cibo più abbondante e diversificata, contribuendo al loro miglior stato di salute.

Il secondo fattore riguarda la loro preda principale, la foca dagli anelli. Anche questa specie ha bisogno del ghiaccio marino per vivere e riprodursi. Con la riduzione delle banchise, le foche sono state costrette a concentrarsi in aree sempre più ristrette. Questo affollamento le ha rese un bersaglio molto più facile per gli orsi, che hanno potuto cacciarle con minor dispendio di energie.

La combinazione di questi elementi ha creato una sorta di “boom” temporaneo per i plantigradi delle Svalbard, che hanno beneficiato di condizioni di caccia eccezionalmente favorevoli. La situazione, però, non è destinata a durare.

Gli autori dello studio hanno infatti sottolineato che si tratta solo di una fase transitoria. L’inesorabile aumento delle temperature e il progressivo scioglimento dei ghiacci artici presenteranno, prima o poi, il conto anche agli orsi del Mar di Barents, annullando questo vantaggio temporaneo e riproponendo la minaccia alla loro sopravvivenza a lungo termine.

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