CASERTA – Un sistema ben organizzato per aggirare le norme sull’ingresso dei lavoratori stranieri in Italia, costruito attraverso assunzioni fittizie e pratiche amministrative pilotate. È lo scenario emerso da un’indagine della polizia di Stato che ha smantellato un’organizzazione attiva tra le province di Napoli e Caserta, con collegamenti anche fuori dai confini nazionali.
L’attività investigativa, stando alla tesi della Procura di Napoli, ha consentito di bloccare oltre tremila richieste ritenute irregolari.
Nell’ambito dell’inchiesta risultano indagate 37 persone e per 18 di loro la Direzione distrettuale antimafia ha chiesto e ottenuto misure cautelari. Le accuse contestate, a vario titolo, sono associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso, corruzione e singoli episodi di ingresso irregolare di stranieri
Ecco i destinatari dei provvedimenti restrittivi: Giuseppe Allosso, 48enne di Marcianise; Gabriele Brunitto, 42enne di Trentola Ducenta; Aniello Della Valle, 61enne di Cancello ed Arnone; Cherki El Halloumi, 44enne; Larbi Jabbour, 52enne di Aversa; Harbans Lal detto “Singh”, 54enne domiciliato ad Acerra; Salvatore Lampitelli, 43enne di Succivo; Ciro Monti, 64enne di San Marcellino; Giuseppe Porfidia, 56enne di Recale; Francesco Rainone, 63enne di Aversa; Giuseppe Ricciardi, 45enne di Capodrise; Agostino Scala, 42enne di Santa Maria Capua Vetere; Sukhjit Singh alias “Bandi”, 48enne residente ad Aprilia; Michele Tartaro, 56enne di Marcianise; Raffaele Tesone, 33enne di Parete; Hafid Ayat Bayih, 40enne di Qualiano; Antonio Landolfo, 24enne di Orta di Atella; Giovanni Pezone, 73enne di Lusciano.
Gli indagati sono da considerare innocenti fino a eventuale sentenza di condanna irrevocabile.
A dirigere il presunto sistema sarebbe stato un funzionario dell’Ispettorato territoriale del Lavoro di Napoli, indicato dagli inquirenti come figura centrale dell’organizzazione. Avrebbe pilotato, in prima persona o con il supporto di altri dipendenti pubblici compiacenti, l’iter delle pratiche necessarie al rilascio dei nullaosta per il lavoro subordinato. Atti formalmente corretti ma fondati, secondo l’accusa, su rapporti di lavoro inesistenti.
Un ruolo chiave lo avrebbero avuto anche un Caf del Casertano e diversi imprenditori agricoli che avrebbero messo a disposizione le proprie aziende per simulare assunzioni di cittadini extracomunitari residenti all’estero. Per ogni pratica andata a buon fine, i datori di lavoro compiacenti avrebbero ottenuto compensi compresi tra 1.200 e 2mila euro.
L’indagine ha ricostruito un sistema che avrebbe permesso ingressi irregolari nel territorio nazionale, aggirando le procedure previste per disciplinare i flussi migratori attraverso contratti di lavoro fittizi.



















