NOMI E FOTO. Truffe online per i Casalesi: 24 nei guai. Conti svuotati e schede clonate

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Pasquale Corvino, Vincenzo D'Angelo e Nicola Sergio Kader
Pasquale Corvino, Vincenzo D'Angelo e Nicola Sergio Kader

CASAL DI PRINCIPE – Le capacità informatiche piegate al servizio della mafia. Tra i business illeciti che, negli ultimi anni, hanno foraggiato il clan dei Casalesi figurano anche sofisticate truffe online. Un articolato meccanismo che avrebbe consentito di far confluire ingenti somme di denaro verso soggetti legati alla criminalità organizzata dell’Agro aversano. È quanto emerge dall’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e condotta dai finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria.

Gli indagati

Un’attività investigativa complessa e di ampio respiro che, nelle scorse ore, su richiesta della Procura partenopea guidata da Nicola Gratteri, ha portato all’esecuzione di due misure cautelari in carcere e ha fatto luce — secondo l’accusa — su una strutturata organizzazione dedita al riciclaggio dei proventi illeciti. Il lavoro della Dda ha interessato un numero ben più ampio di indagati, ma per molti di loro il giudice non ha ritenuto sussistenti i presupposti per l’applicazione di misure restrittive.

In carcere sono finiti Pasquale Corvino, 40 anni, di Castel Volturno, e Angela Turco Cirillo, 43 anni, di Casal di Principe. Ai due viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro proveniente da reati contro il patrimonio, con l’aggravante di aver agevolato il clan dei Casalesi.

Secondo l’impianto accusatorio avrebbero fatto parte dell’associazione anche Giovanni Pellegrino, 38 anni, di Casal di Principe, Gabriele Pellegrino, 46 anni, di San Cipriano, Salvatore Papale, 42 anni, di Curti, Sossio Sorrentino, 33 anni, di Caivano, Nicky Accetta, 34 anni, di Potenza, Francesco Di Guida, 50 anni originario di Napoli, e Marina Rovolano, 58 anni di Potenza, ma per loro non sono state disposte misure cautelari.

Rispondono invece a piede libero di singoli episodi di riciclaggio aggravato dalla finalità mafiosa anche Nicola Sergio Kader, 39 anni di Castel Volturno, già detenuto con l’accusa di essere stato il referente del gruppo Bidognetti sul litorale domizio, Sergio Sigillo, 50 anni di Casal di Principe, Raffaele Pianese, 24 anni di Savignano sul Panaro, e Guido Pagano, 36 anni, nipote diretto di Ernesto Dante Pagano, ucciso nel 1977 in un agguato camorristico a Varcaturo, e di Antonio Pagano, affiliato al gruppo di Raffaele Cutolo e assassinato nel 1989.

L’elenco degli inquisiti a piede libero prosegue con Alfonso Neri, 40 anni di Napoli, Aniello D’Onofrio, 54 anni di Villa Literno, Giuseppe Martino, 33 anni, Antonio Luongo, 52 anni di Castel Volturno, Nicola Picone, 27 anni di Casal di Principe, Mario Di Meo, 64 anni di Mondragone, Salvatore Iovinella, 45 anni di Sant’Arpino, Stefano Bruno, 39 anni di San Giorgio del Sannio, Rosa Tessitore, 41 anni di Sant’Arpino, Ester Oliva, 32 anni di Aversa e Vincenzo D’Angelo, alias Biscottino, collaboratore di giustizia e genero del boss Francesco Bidognetti. Tutti sono da ritenere innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna irrevocabile.

Le frodi informatiche

Le indagini delle Fiamme Gialle hanno consentito di ricostruire nel dettaglio il sistema utilizzato per svuotare i conti correnti di ignare vittime. Le frodi sarebbero state realizzate da un team operante tra Italia e Spagna attraverso accessi abusivi ai sistemi informatici bancari e il furto di dati sensibili mediante tecniche di phishing, smishing e contatti telefonici fraudolenti.

Sono trentotto gli episodi di truffa contestati, commessi ai danni di altrettante vittime italiane, per un totale di circa 800 mila euro sottratti. Parte consistente di queste somme, secondo gli inquirenti, sarebbe finita nelle casse del clan.

Il primo schema prevedeva l’invio alla vittima di sms o email apparentemente provenienti dal proprio istituto di credito, con cui veniva segnalata l’esecuzione di bonifici o operazioni sospette. Successivamente il truffatore, fingendosi un operatore bancario dell’ufficio antifrode, convinceva la persona offesa a effettuare un bonifico istantaneo verso conti correnti riconducibili al sodalizio criminale.

Il secondo sistema consisteva invece nella duplicazione fraudolenta della sim telefonica della vittima associata al conto corrente. In questo modo i criminali riuscivano ad accedere all’home banking e, grazie ai codici temporanei inviati via sms, disponevano bonifici istantanei trasferendo le somme su conti riconducibili all’organizzazione. Il denaro veniva poi rapidamente smistato verso altri conti, anche esteri, prelevato in contanti o convertito in criptovalute, così da ostacolarne la tracciabilità.

Il flusso del denaro verso il clan

Secondo la Dda, oltre il 40 per cento dei proventi illeciti veniva consegnato a esponenti del clan dei Casalesi per finanziare le attività dell’organizzazione e garantire il sostentamento delle famiglie dei detenuti.

Le somme, dopo una serie di bonifici e prelievi, venivano consegnate in gran parte a Pasquale Corvino, ritenuto promotore e organizzatore dell’associazione, che a sua volta provvedeva a girarle a soggetti apicali del clan, tra cui Vincenzo D’Angelo e Nicola Sergio Kader, indicato come esponente di vertice del gruppo Bidognetti e capo zona del litorale domizio.

Le operazioni illecite documentate coprono un arco temporale che va dal gennaio 2018 al dicembre 2023, per un volume complessivo di bonifici superiore a 766 mila euro. Oltre 143 mila euro sarebbero stati prelevati in contanti, più di 167 mila trasferiti verso conti esteri e oltre 15 mila investiti in criptovalute come i bitcoin.

Nel collegio difensivo, tra i legali impegnati, figurano gli avvocati Ferdinando Letizia, Francesco Parente, Mirella Baldascino e Luigi Marrandino.

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