Ferrero: la nuova Nutella vegana non convince

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Marketing verde
Marketing verde

Ferrero ha introdotto sul mercato una nuova versione della sua celebre crema spalmabile alle nocciole, definita “plant-based”. Il lancio è avvenuto in via sperimentale in tre mercati europei particolarmente attenti alle tendenze alimentari vegetali: Italia, Germania e Francia.

L’iniziativa, tuttavia, ha sollevato diverse perplessità, alimentando il dibattito sulla sua reale natura: si tratta di un’autentica innovazione a vantaggio dei consumatori o di una calcolata operazione di marketing? L’analisi della lista degli ingredienti rivela che i componenti principali, ovvero zucchero, olio di palma e nocciole, sono rimasti invariati rispetto alla formula classica.

La vera differenza risiede nella sostituzione del latte scremato in polvere con una preparazione a base di ceci e sciroppo di riso. Questo cambiamento, sebbene tecnicamente sufficiente per escludere ingredienti di origine animale, viene percepito da molti come marginale, soprattutto considerando che la struttura nutrizionale di base del prodotto resta quella di un dolce ad alto contenuto di zuccheri e grassi.

La mossa di Ferrero si inserisce in una strategia commerciale precisa, volta a intercettare la crescente domanda di prodotti “green” e sostenibili. Con un mercato globale che per la sola Nutella classica vale circa 500.000 tonnellate annue, l’obiettivo è capitalizzare un trend in forte espansione. Resta da chiedersi, però, cosa rimanga dell’identità sensoriale e del gusto originale in un prodotto così modificato.

Le critiche principali si concentrano su due aspetti fondamentali. Il primo riguarda l’autenticità del prodotto: l’utilizzo di legumi come i ceci e di dolcificanti alternativi come lo sciroppo di riso sembra snaturare la ricetta storica, sollevando dubbi sulla coerenza con i principi di una cucina vegana spesso associata a scelte più naturali e meno processate.

Il secondo punto critico è il prezzo. Il vasetto da 350 grammi è stato posizionato a un costo superiore rispetto alla versione tradizionale, circa 4,40 euro. Questa strategia rafforza la tendenza del cosiddetto “green premium”, secondo cui i prodotti etichettati come sostenibili o vegetali devono avere un prezzo più alto, rivolgendosi implicitamente a una fascia di consumatori con maggiore capacità di spesa.

In conclusione, il lancio della nuova crema spalmabile ha generato scetticismo. L’operazione sembra più orientata a sfruttare l’immagine positiva legata al mondo “veg” che a offrire un’alternativa realmente più salutare o sostenibile, specialmente per la presenza invariata di ingredienti controversi come l’olio di palma.

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