Truffe online a Casal di Principe, spuntano i nomi dell’area Schiavone nel sistema: le rivelazioni di D’Angelo

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Ivanhoe Schiavone e Pasquale Corvino
Ivanhoe Schiavone e Pasquale Corvino

CASAL DI PRINCIPE – A Casal di Principe non solo il Clan Bidognetti, ma anche la fazione Clan Schiavone avrebbe utilizzato le frodi informatiche per alimentare le sue casse. A raccontarlo ai magistrati è Vincenzo D’Angelo, genero del boss ergastolano Francesco Bidognetti. Arrestato nel 2022 e diventato poi collaboratore di giustizia, D’Angelo ha spiegato agli inquirenti di aver avuto un ruolo nel sistema delle truffe online ‘svuotaconto’ e di aver destinato parte dei proventi al sostegno economico del gruppo del suocero, ma nella sostanza diretto – secondo la Dda – dal cognato Gianluca Nanà.

Secondo il suo racconto, il sistema – basato sull’accesso fraudolento ai conti correnti delle vittime e sul successivo trasferimento e riciclaggio del denaro – avrebbe avuto basi operative soprattutto in Spagna, tra Tenerife e la provincia di Alicante. Proprio in questo contesto il collaboratore ha riferito che attività analoghe sarebbero state portate avanti anche da soggetti legati alla fazione Schiavone, operazioni che, per quanto a sua conoscenza, il gruppo avrebbe condotto almeno fino al 2022.

D’Angelo ha indicato pure alcuni presunti partecipanti al meccanismo: Ivanhoe Schiavone, figlio del capoclan Francesco Sandokan, Antonio Cangiano, Gianluca Piazza e Francesco Panaro Camardone. Il gruppo, sempre secondo la versione del collaboratore, si sarebbe avvalso di una donna di Giugliano in Campania con un ruolo analogo a quello svolto da altri referenti nel sistema riconducibile ai Bidognetti, oltre che dell’aiuto di un cittadino nigeriano incaricato della consegna del denaro ai destinatari.

L’inchiesta della Dda che la scorsa settimana ha portato alle misure cautelari ha però ricostruito, almeno per ora, il filone legato alla fazione Bidognetti. In carcere sono finiti Pasquale Corvino e la compagna Angela Turco Cirillo, accusati di associazione per delinquere con l’aggravante mafiosa finalizzata a frodi informatiche, riciclaggio e autoriciclaggio dei proventi delle truffe. Altri 22 soggetti risultano indagati a piede libero (le richieste di misura avanzate nei loro confronti sono state respinte).

Corvino, secondo gli atti dell’indagine condotta dal pm Maurizio Giordano, avrebbe avuto la sua base operativa proprio in Spagna. Gli investigatori lo collocano soprattutto a Benidorm, nella provincia di Alicante, dove viveva con la compagna ed era amministratore della società di diritto spagnolo ‘Palato e Gusto 2013 P&A Italia’, formalmente attiva nel commercio all’ingrosso. Sul suo conto risulta inoltre una segnalazione nelle banche dati di polizia estesa in ambito Schengen, elemento che indica l’esistenza di attenzioni investigative anche da parte delle autorità spagnole.

Gli atti mettono in evidenza anche alcuni rapporti personali e familiari che collegano Corvino a soggetti citati dal collaboratore. Tra questi figura Gianluca Piazza, indicato da D’Angelo tra i presunti partecipanti al sistema ‘svuotaconto’ per conto della fazione Schiavone. Piazza è marito di Agnese Corvino, sorella di Pasquale, ed è quindi suo cognato. Secondo la ricostruzione investigativa, Piazza si trova attualmente detenuto nell’ambito di un’indagine su una serie di truffe assicurative. Tra le frequentazioni di Corvino compare anche Francesco Panaro, altro nome indicato dal collaboratore come coinvolto nel presunto meccanismo di frodi informatiche nell’area Schiavone.

Gli stessi atti investigativi evidenziano inoltre movimenti di denaro effettuati da Corvino tra la Spagna e l’Italia attraverso circuiti di money transfer, con controparti ritenute di interesse investigativo perché legate ad ambienti della criminalità organizzata dell’area casertana. I nomi indicati da D’Angelo in relazione alla fazione Schiavone non risultano coinvolti nell’inchiesta della Dda di Napoli che ha portato agli arresti di Corvino e Turco Cirillo. Tutti i soggetti citati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza irrevocabile di condanna. Non è da escludere che gli approfondimenti investigativi faranno emergere l’estraneità dei soggetti alle accuse rivolte nei loro confronti dal pentito.

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