Italia: tornano i forni collettivi contro gli sprechi

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Forni collettivi
Forni collettivi

In tutta Italia è riemersa una tradizione che unisce sostenibilità e senso di comunità: l’uso dei forni condivisi. Questa pratica, che permette di cuocere pane, pizze e altri prodotti in strutture comuni, sta vivendo una seconda giovinezza, offrendo un’alternativa concreta agli imballaggi monouso e rafforzando i legami sociali.

L’esperienza affonda le radici nell’Italia del dopoguerra, quando i locali comunitari dotati di un grande forno a legna erano un punto di ritrovo per le famiglie. Con poche lire si poteva cuocere il pane o la focaccia, condividendo ricette e conversazioni in un’atmosfera di solidarietà.

Questo modello è stato recuperato e modernizzato. A Milano, ad esempio, l’iniziativa in via Lecco ha dimostrato come un forno condiviso possa diventare un punto di riferimento urbano. Due volte a settimana, i cittadini possono rifornirsi di pane autoprodotto e cotto al momento, eliminando la necessità di sacchetti che finiscono tra i rifiuti.

Dal nord al sud, la mappa di questi luoghi si sta infittendo. In Valle d’Aosta, piccoli comuni come Saint Denis e le località attorno a Gressoney mantengono viva l’usanza con sagre dedicate, come la “Sagra del gran forno”. In Piemonte, borghi suggestivi come Ostana e Tappia riattivano antichi forni in pietra, specialmente durante le feste.

Anche la Lombardia partecipa a questa rinascita, non solo con l’esempio milanese, ma anche con realtà come il Forno di Cascina Croce a Cornaredo e quello di Cascina S. Alberto a Rozzano, dove si valorizzano i prodotti locali. In Trentino, il forno sociale Migola a Canova di Gardolo è un altro centro di aggregazione per chi vuole impastare e condividere.

Scendendo verso il centro Italia, l’Emilia-Romagna si distingue per le sue iniziative. A Bologna, una serra ospita un forno che mira a creare una comunità stabile attorno alla panificazione. A Reggio Emilia e Ravenna, i centri sociali sono diventati i punti di riferimento per scambiarsi farine e lieviti e infornare tutti insieme.

In Toscana, la Biosteria Sbarbacipolla di Colle Val d’Elsa gestisce un proprio punto di cottura comune. Nel Lazio, il cuore della Capitale partecipa con il forno popolare di Casetta Rossa alla Garbatella. L’Abruzzo custodisce questa tradizione in borghi antichi come Pescomaggiore, dove un forno restaurato è il fulcro della “Festa del Pane”.

Anche il Sud risponde presente. In Puglia, forni comunitari sono attivi nel centro di Andria e a Bari, con il primo forno sociale della città, Campagneros. Infine, in Calabria, il borgo di Canolo, alle pendici dell’Aspromonte, è celebre per il suo pane di segale, prodotto in sei diversi forni comunali che si animano soprattutto durante il fine settimana.

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