Strage infinita sulle strade di Napoli. Investito e ucciso l’architetto Ferraro

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Italo Ferraro
Italo Ferraro

NAPOLI – Un’altra vita spezzata sulle strade di Napoli, l’ennesima in pochi giorni, e questa volta a perdere la vita è stato l’architetto Italo Ferraro, investito e ucciso in corso Vittorio Emanuele. Una figura di rilievo nel panorama culturale cittadino, docente, progettista e studioso della città, autore di numerose pubblicazioni e impegnato per decenni in attività di ricerca culminate nel progetto “Napoli. Atlante della città storica”.

La sua morte arriva a distanza di appena 48 ore dalla tragedia di Porta Nolana, dove due donne ucraine, Zhanna e Oksana, sono state travolte e uccise da un’auto guidata da un uomo risultato poi sotto l’effetto dell’alcol, e si inserisce in una sequenza inquietante di incidenti che sta alimentando rabbia e mobilitazione in città. Solo poche settimane fa, il 7 marzo, un altro episodio aveva scosso Napoli, con un 75enne morto dopo un malore al volante lungo la Riviera di Chiaia, mentre l’auto si ribaltava contro il muro della Villa Comunale. Una scia di eventi diversi tra loro, ma accomunati da un dato: la strada continua a trasformarsi in un luogo pericoloso, spesso mortale.

La reazione della città non si è fatta attendere. Ieri mattina, proprio nel luogo in cui le due donne ucraine hanno perso la vita, si è svolto un sit-in promosso dalla comunità ucraina con il supporto di Europa Verde. Fiori sull’asfalto, volti commossi e parole cariche di dolore: “Vogliamo giustizia e rispetto per le vite umane” e “Non chiamatele fatalità, sono scelte criminali”, i messaggi lanciati durante la manifestazione, che ha visto la partecipazione di cittadini, attivisti e rappresentanti istituzionali.

“C’è una strage in corso e va fermata”, ha denunciato il deputato Francesco Emilio Borrelli, mentre la comunità ucraina ha ribadito la necessità di “garantire sicurezza e legalità sulle nostre strade”, chiedendo pieno accertamento delle responsabilità. Ancora più dura la posizione dei movimenti civici, come Napoli Pedala, che rifiutano la parola “incidente”: “Non è stata una fatalità. Si muore perché si continua a tollerare la violenza stradale, perché mancano interventi infrastrutturali e controlli adeguati, perché la sicurezza non è una priorità. Un’accusa diretta a un sistema che, secondo gli attivisti, si limita a reagire alle emergenze senza affrontare le cause strutturali del problema. Ieri sera una nuova mobilitazione cittadina, con un corteo in bici e a piedi verso Porta Nolana per chiedere “interventi urgenti, concreti e immediati”.

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