Rione Sanità, lo spaccio sotto il controllo dell’Alleanza: con i Pirozzi-Sequino spalle al muro, il clan mette le mani sulle piazze aperte nel quartiere

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Ciro Simonte
Ciro Simonte

NAPOLI – Indagini dei carabinieri sul ferimento di Ciro Simonte, 31enne del rione Sanità, raggiunto da un colpo di pistola nella notte in cupa Santa Cesarea, tra via Salvator Rosa e piazza Mazzini. Un episodio che, al di là della versione fornita dalla vittima, presenta diversi elementi ritenuti poco chiari dagli investigatori.

Simonte ha raccontato di essere stato vittima di una rapina: due uomini in scooter lo avrebbero avvicinato, strappandogli un orologio Rolex dal polso e sparando subito dopo due colpi di pistola, uno dei quali lo ha ferito di striscio all’avambraccio sinistro. Una ricostruzione che, tuttavia, non convince pienamente i militari dell’Arma, impegnati a verificare ogni dettaglio del racconto.

La pista attualmente più battuta è quella di un agguato mascherato da rapina. Gli inquirenti ritengono che l’azione possa essere stata pianificata e non improvvisata, con modalità compatibili con un’intimidazione mirata piuttosto che con un semplice episodio predatorio. In quest’ottica, il furto dell’orologio potrebbe rappresentare un elemento di copertura per depistare le indagini.

Fondamentale, in queste ore, è il lavoro di raccolta e analisi degli elementi investigativi. I carabinieri stanno passando al setaccio le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona, nella speranza di individuare il percorso dei due aggressori prima e dopo l’azione. Particolare attenzione è rivolta agli accessi e alle vie di fuga tra i vicoli che collegano l’area tra il rione Sanità e la zona di piazza Mazzini.

Parallelamente, gli investigatori stanno approfondendo il profilo della vittima, che pare abbia piccoli precedenti per droga. Non viene escluso, infatti, che il ferimento possa inserirsi in un contesto più ampio di tensioni tra gruppi attivi sul territorio. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un possibile collegamento con i recenti equilibri tra l’Alleanza e i Vastarella, dopo la pressione esercitata dallo Stato sui Sequino-Pirozzi, messi spalle al muro dalle ultime operazioni delle forze dell’ordine.

Non è escluso, infatti, che l’Alleanza abbia già fatto la voce grossa per quanto riguarda lo smercio di droga. In questo scenario, l’agguato assumerebbe il valore di un segnale preciso, un messaggio indirizzato a riaffermare ruoli e confini.

Resta però una fase ancora preliminare delle indagini, durante la quale ogni elemento viene verificato con cautela. Gli investigatori stanno cercando riscontri oggettivi che possano confermare o smentire il racconto fornito dalla vittima, senza escludere alcuna pista. Determinante sarà anche l’eventuale acquisizione di testimonianze utili, in un contesto dove però non è sempre facile ottenere collaborazione.

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