Spaccio a Casal di Principe, spuntano altri nomi nel giro. Debiti e pestaggi: il sistema Diana

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Gaetano Diana e Vitaliano Raimondo
Gaetano Diana e Vitaliano Raimondo

CASAL DI PRINCIPE – Che non fosse l’unico a ricevere narcotici da Gaetano Diana per rivenderla. E che non fosse stato neppure il solo a essere pestato per un debito di droga. È questo (e altro) che emerge dalle dichiarazioni rese ai magistrati della Dda di Napoli. Di chi parliamo? Di Vitaliano Raimondo, grazzanisano e oggi collaboratore di giustizia. Ha già affrontato interrogatori con i pm dell’Antimafia e, raccontando ciò che sostiene di sapere, ha allargato il quadro. Dalle sue parole, infatti, non emerge solo la sua storia, ma un (presunto) sistema orbitante attorno a Diana, suo cognato: una rete di persone che comprano, rivendono, si indebitano. E quando i debiti non si pagano, si passa alle botte.

Raimondo parla di un uomo della zona di San Prisco, attivo nell’autonoleggio: un business pulito, almeno sulla carta, ma che secondo gli inquirenti si intrecciava con lo spaccio. Anche lui avrebbe preso droga da Diana, accumulando debiti, e sarebbe stato picchiato, proprio come accaduto a Raimondo. A riferirglielo, secondo il collaboratore, sarebbe stato lo stesso Diana. L’aggressore. E non è finita. C’è anche un altro soggetto, sempre stando a quanto riferito dal pentito, della zona di Portico di Caserta: si muoveva tra autonoleggio e spaccio al dettaglio, anche lui con debiti e dentro lo stesso giro. Raimondo racconta di averlo accompagnato a chiedere un finanziamento per restituire i soldi della droga. Dice che piangeva, schiacciato dalle pressioni: lavorava, ma non bastava mai. Un racconto che, nel complesso, delinea un possibile intreccio che tiene insieme attività lecite e traffico di droga, con una gestione dei debiti che passa rapidamente dalle parole alla violenza.

Gaetano Diana, figlio di Elio Diana, storico esponente del clan dei Casalesi, è stato arrestato nella notte tra venerdì e sabato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta. Le accuse sono estorsione, lesioni e spaccio di droga, con l’aggravante del metodo mafioso. A far scattare l’indagine è stata proprio la denuncia di Raimondo, suo cognato.

L’uomo ha raccontato di essere entrato nel meccanismo: vendeva, incassava e poi, per una gestione non attenta del traffico illecito, si indebitava. Quando non riusciva a pagare, arrivavano le conseguenze: pestaggi, minacce di morte, pressioni continue. Fino alla decisione di fermarsi e collaborare.

I suoi verbali sono ora agli atti e descrivono un contesto più ampio, un giro che – secondo l’accusa – ruotava attorno a Diana, già coinvolto in un processo d’appello per associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso finalizzata allo spaccio (in primo grado è stato assolto da questa accusa).

Il nome di Gaetano Diana compare anche nell’indagine su Emanuele Libero Schiavone: sarebbe stato tra i primi a presentarsi a casa del figlio di Sandokan appena tornato in libertà. Un momento in cui, secondo gli investigatori della compagnia di Casal di Principe, Schiavone stava tentando di riorganizzare il gruppo. Un tentativo interrotto pochi mesi dopo con il nuovo arresto. Gaetano Diana, assistito dall’avvocato Alfredo Santacroce, resta da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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