Roma: gattina seviziata, Enpa chiede giustizia

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Gattina seviziata
Gattina seviziata

A Roma, nel quartiere di Tor Tre Teste, una gattina di colonia di nome Rosi è stata soccorsa in condizioni critiche. Secondo i primi accertamenti veterinari, l’animale avrebbe subito una violenza sessuale di estrema brutalità.

La micia è stata ricoverata d’urgenza e la sua prognosi rimane riservata. Nonostante si registrino lievi segnali di miglioramento, le sue condizioni restano molto delicate e il pericolo non è stato ancora superato.

La Lega Nazionale per la Difesa del Cane, sezione di Ostia, ha preso in carico la gattina e, insieme al consigliere Rocco Ferraro, ha subito avviato le procedure per una denuncia formale. Anche l’Enpa di Roma ha annunciato che si muoverà legalmente per fare piena luce sull’accaduto.

L’obiettivo delle associazioni è ottenere l’individuazione del responsabile. Un atto di tale ferocia non deve restare impunito né essere considerato un episodio marginale. L’azione legale rappresenta un passo fondamentale per assicurare che ci siano conseguenze concrete.

Chi si accanisce con tale violenza su un essere indifeso manifesta una pericolosità sociale che non può essere ignorata. La crudeltà verso gli animali è spesso un indicatore di una minaccia estesa all’intera comunità e alla sicurezza del territorio.

A rendere la situazione ancora più preoccupante sono le segnalazioni relative alla recente scomparsa di altri gatti nella stessa colonia felina. Se confermato, questo dato aprirebbe uno scenario ancora più allarmante, suggerendo un’azione sistematica o ripetuta.

Per questo motivo, è stata rivolta una richiesta chiara alle forze dell’ordine: avviare indagini rapide e approfondite. Sarà essenziale raccogliere testimonianze, analizzare eventuali immagini di videosorveglianza e ricostruire i movimenti nell’area per identificare l’autore del gesto.

L’Enpa di Roma ha lanciato un appello a chiunque abbia informazioni utili, invitando i cittadini a farsi avanti e a contattare l’associazione tramite l’email roma@enpa.org o il numero WhatsApp 351 4051626, garantendo la massima riservatezza.

Intorno a Rosi si è stretta una comunità che spera nella sua guarigione. Tuttavia, la compassione non basta: di fronte a una simile barbarie, sono necessarie una reazione civile ferma, la denuncia pubblica e una forte pretesa che venga fatta giustizia.

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