Pomigliano, finisce la fuga del latitante Vanacore: irreperibile dal 2021, è accusato del tentato omicidio di un affiliato al clan Mascitelli

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Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

POMIGLIANO D’ARCO – C’è un momento preciso in cui un latitante smette di essere un’ombra e torna a essere un bersaglio. Per Pasquale Vanacore, quel momento è arrivato nel cuore di una notte che doveva essere come tante altre, passata a contare i giorni di una libertà rubata alla giustizia dal 2021. Invece, il silenzio della sua zona d’ombra è stato spezzato dal rumore sordo degli stivali dei carabinieri e dal bagliore delle torce del Gruppo Intervento Speciale. Il 35enne è stato arrestato a Marano, nella sua abitazione. Per capire l’importanza di questo arresto bisogna riavvolgere il nastro di sette anni. Settembre 2017, Volla. Il sole picchia ancora forte sull’asfalto di una cittadina che, dietro la facciata residenziale, nasconde i nervi tesi di una guerra sotterranea. La vittima designata cammina convinta di essere al sicuro, ma il “commando” è già in posizione. Secondo la Direzione distrettuale antimafia, fu proprio Vanacore a premere il grilletto, esplodendo diversi colpi di pistola con la freddezza di chi deve mandare un messaggio prima ancora di uccidere. Il bersaglio, un uomo legato al clan Mascitelli, crolla a terra in un lago di sangue, ma il destino decide diversamente: sopravvive, trasformando quello che doveva essere un omicidio in una “pratica aperta” per gli inquirenti. Quell’agguato non fu un impeto di rabbia, ma un atto di strategia criminale: all’epoca i Mascitelli erano al centro di una violenta contesa per il controllo delle piazze di spaccio, il vero bancomat della camorra nell’hinterland napoletano, contro il clan Ricciardi di Pomigliano d’Arco, e colpire un loro uomo significava ridisegnare i confini del potere, sfidando apertamente un’organizzazione contrapposta in una scacchiera dove ogni mossa si scrive con il piombo.

Vanacore era diventato un fantasma tre anni fa, svanito nel nulla mentre le manette stavano per scattare, con una latitanza durata cinque anni complessivi se si considera il tempo passato a eludere le indagini sull’agguato. Ma il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli non ha mai smesso di ascoltare i segnali del territorio. L’operazione che ha portato alla sua cattura è stata una prova di forza dello Stato: oltre ai militari del Nucleo Investigativo, sono scesi in campo gli specialisti del Gis, le aliquote di pronto intervento del Radiomobile e i carabinieri di Castello di Cisterna, un dispiegamento di uomini necessario per neutralizzare un soggetto considerato pericoloso e pronto a tutto. Oggi Pasquale Vanacore si trova dietro le sbarre, con accuse pesanti come macigni: tentato omicidio e detenzione illegale di arma da fuoco, entrambi aggravati dal metodo mafioso. Mentre la sua posizione resta al vaglio dei giudici, tra le strade di Pomigliano e Volla il silenzio è tornato a farsi pesante, ma stavolta ha il sapore di una vittoria per la legalità: il “fantasma” ha ora un nome, un cognome e una cella.

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