La Regione Sardegna ha approvato un nuovo, ambizioso programma per la conservazione delle praterie di Posidonia oceanica, un ecosistema vitale per la salute del Mediterraneo. L’iniziativa, finanziata con fondi europei e regionali, mira a invertire il preoccupante declino di queste foreste sottomarine, minacciate da decenni di attività umane non regolamentate.
Spesso confusa con un’alga, la Posidonia oceanica è in realtà una pianta superiore, dotata di radici, fusto e foglie. Forma estese praterie sui fondali sabbiosi, svolgendo un ruolo ecologico insostituibile. Questi habitat sono considerati i “polmoni del Mediterraneo” per la loro capacità di produrre grandi quantità di ossigeno e di assorbire anidride carbonica, contribuendo a mitigare gli effetti del cambiamento climatico.
Le praterie, inoltre, offrono rifugio e nutrimento a centinaia di specie marine, tra cui pesci, molluschi e crostacei, fungendo da vere e proprie “nursery” per la fauna ittica. Le loro lunghe foglie smorzano la forza delle onde, proteggendo le coste dall’erosione, mentre i loro rizomi consolidano il fondale, prevenendo la dispersione della sabbia.
Negli ultimi cinquant’anni, si stima che oltre il 30% delle praterie di posidonia nel Mediterraneo sia andato perduto. La causa principale è l’ancoraggio indiscriminato delle imbarcazioni da diporto: le ancore e le catene arano letteralmente i fondali, sradicando le piante e creando solchi che impiegano secoli per rimarginarsi. A questo si aggiungono l’inquinamento e la cementificazione delle coste.
Il nuovo piano sardo affronterà il problema con un approccio integrato. La prima fase prevederà una mappatura completa e ad alta risoluzione dei fondali lungo le coste dell’isola, utilizzando droni subacquei e tecnologie sonar per identificare lo stato di salute e l’estensione delle praterie. Questi dati saranno fondamentali per monitorare l’efficacia delle azioni future.
Successivamente, verranno installati centinaia di gavitelli ecologici nelle aree a maggiore afflusso turistico. Queste boe consentiranno alle imbarcazioni di ormeggiare in sicurezza senza dover gettare l’ancora sul fondale, eliminando così il danno meccanico diretto. Saranno inoltre potenziati i controlli della Guardia Costiera per sanzionare l’ancoraggio illegale all’interno delle aree protette.
Il progetto includerà anche interventi di ripiantumazione sperimentale in alcune zone particolarmente degradate. Sebbene complesse, queste tecniche hanno mostrato risultati promettenti in altre aree del Mediterraneo. Parallelamente, verrà lanciata una vasta campagna di sensibilizzazione rivolta a diportisti, operatori turistici e cittadini.
Gli esperti hanno accolto con favore questa iniziativa, definendola un passo concreto e necessario per la salvaguardia di un patrimonio naturale inestimabile. La protezione della posidonia non è solo una questione ambientale, ma anche economica, poiché da essa dipendono la limpidezza delle acque e l’attrattività turistica dell’isola.


















