La preparazione mentale ha un ruolo centrale nel percorso che ha portato Jannik Sinner ai vertici del tennis. Dietro questo lavoro c’è Riccardo Ceccarelli, medico dello sport e fondatore di Formula Medicine, un centro che da oltre trent’anni sviluppa programmi per professionisti ad alta prestazione.
Il legame con la Formula 1 è diretto. Il metodo è stato applicato inizialmente ai piloti, da Ayrton Senna a Charles Leclerc e Max Verstappen. Sinner si è avvicinato a Ceccarelli da giovane, spinto dalla curiosità di capire il funzionamento del proprio cervello, e il rapporto è proseguito anche attraverso i cambiamenti del suo staff.
La cosiddetta “palestra mentale” non prevede lunghe conversazioni motivazionali, ma si basa su esercizi al computer e simulatori. Attraverso software specifici, l’atleta affronta situazioni di stress crescente, con stimoli multipli e richieste di decisioni rapide, per osservare come reagisce il cervello sotto pressione.
Durante le sessioni vengono monitorati parametri fisiologici e cognitivi come frequenza cardiaca, tempi di reazione e livello di attenzione. Questa sorta di telemetria mentale è fondamentale per sviluppare la consapevolezza di sé (self awareness), ovvero la capacità di riconoscere in anticipo i segnali della tensione e gestirli prima che influenzino la prestazione.
Il lavoro di Sinner si svolge prevalentemente da remoto e viene integrato nella programmazione quotidiana. Un esercizio tipico prevede la simulazione di una gara di F1: Jannik indossa una fascia con sensori e deve controllare un’auto su un circuito virtuale. Più riesce a isolarsi dalle distrazioni che compaiono sullo schermo, più la sua macchina va veloce, allenando così la capacità di concentrazione.
L’approccio si fonda anche sulla “teoria dello scalatore” di Ceccarelli. Chi scala una montagna non può pensare continuamente alla vetta, ma deve concentrarsi sul passo successivo per non perdere l’equilibrio. Allo stesso modo, restare focalizzati sul presente permette all’atleta di continuare a salire di livello senza farsi schiacciare dalle aspettative.
Questi strumenti hanno contribuito a sostenere la continuità di rendimento del tennista e la sua capacità di gestire le fasi complesse delle partite. La preparazione, maturata in decenni di lavoro con i piloti, insegna una lezione fondamentale: una curva sbagliata può compromettere una gara, ma non deve influenzare quella successiva.







