CASAPESENNA – Venosa, Zagaria, rivalità, voglia di rivalsa, sinistri segnali lanciati ai commercianti, possibili estorsioni. Tante le ipotesi investigative, diverse le piste da seguire per fare luce sulle bombe piazzate tra Casapesenna e San Cipriano d’Aversa nelle ultime settimane (episodi ai quali potrebbe essere ricondotto, in un quadro unitario, anche il raid incendiario a Castel Volturno ai danni dell’auto della consorte di Domenico Fontana, consigliere comunale di Casapesenna). E mentre politici, associazioni e semplici cittadini si sono fatti sentire con manifestazioni e interventi per evitare che l’Agro aversano ricada nella violenza, i carabinieri continuano il loro lavoro per ricostruire quanto accaduto e individuare i responsabili.
Tra le piste battute c’è quella legata alla droga. Almeno alcuni dei raid sarebbero connessi allo spaccio. Se così fosse, potrebbe venire meno l’ipotesi di un disegno unitario dietro i vari episodi. Ad ogni modo, la prima bomba si intreccerebbe con una zuffa avvenuta nei mesi scorsi in un bar tra due gruppi di ragazzi (con interessi nello spaccio), in uno dei quali ci sarebbe anche un esponente della famiglia Venosa. La compagine rivale avrebbe fatto fabbricare l’ordigno da soggetti dell’area nord di Napoli per lanciare un avvertimento al gruppo avversario, dove gravitava un congiunto del boss (defunto) Luigi ‘o cucchiere. Tuttavia, dopo poco, sarebbe intervenuta una sorta di tregua e quella bomba sarebbe rimasta nella disponibilità di chi l’aveva commissionata. Successivamente ci sarebbe stata un’altra lite, sempre sullo sfondo dei narcotici, ma questa volta tra un giovane del posto – riconducibile all’area che si era scontrata con i Venosa – e un altro soggetto. Ed è in questo contesto che l’ordigno, rimasto inutilizzato, sarebbe stato poi piazzato nei pressi dell’abitazione di quest’ultimo. In precedenza tra i due ci sarebbe stato un diverbio. Per reazione, alcuni ragazzi di Casapesenna avrebbero quindi deciso di piazzare l’ordigno davanti alla casa del soggetto con cui uno dei loro amici aveva litigato.
Anche la seconda esplosione potrebbe intrecciarsi con il business dei narcotici, in particolare con la sparizione di un ingente quantitativo di droga. Se una pista collega (in misure diverse) i primi attentati allo spaccio, resta da capire se la stessa matrice possa estendersi anche agli altri episodi, compresa l’ultima bomba esplosa davanti a un bar a Cesa. Per ora tutto ancora fumoso. Ma uno degli elementi che appare più certo è che ad agire in queste azioni sarebbero giovanissimi con legami, diretti o indiretti, con due storiche famiglie del territorio, i Zagaria e i Venosa. Resta però da chiarire se dietro questi episodi vi sia la regia di esponenti di peso di queste aree – alcuni tornati recentemente in libertà – oppure se i giovani stiano agendo in autonomia.


















