Uber: più traffico e inquinamento nelle città

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Mobilità insostenibile
Mobilità insostenibile

La promessa di una rivoluzione nella mobilità, più economica e sostenibile, portata avanti da Uber si è rivelata un fallimento. L’alternativa ai taxi, che doveva integrare il trasporto pubblico e ridurre i veicoli privati, ha prodotto risultati opposti, peggiorando la congestione stradale e aumentando l’inquinamento.

Il modello di business ha seguito uno schema preciso, replicato in oltre 70 nazioni. In una fase iniziale, per conquistare il mercato, l’azienda ha offerto tariffe promozionali e bonus. Una volta consolidata la propria posizione, questa strategia è stata abbandonata in favore di un sistema di tariffazione dinamica gestito da algoritmi.

Di conseguenza, i prezzi delle corse sono lievitati, superando spesso quelli dei taxi tradizionali nelle ore di punta. La convenienza, specialmente sui lunghi tragitti, è di fatto svanita, rendendo il servizio più costoso di quanto promesso.

Una ricerca del Dipartimento di Informatica dell’Università di Oxford ha fornito prove concrete analizzando 1,5 milioni di corse nel Regno Unito tra il 2016 e il 2024. Lo studio ha evidenziato come, dopo l’introduzione di un nuovo sistema di prezzi nel 2023, i costi per i passeggeri siano sensibilmente aumentati.

L’analisi ha inoltre dimostrato che la percentuale trattenuta dalla società su ogni corsa (“take rate”) è cresciuta. In alcuni casi, l’azienda è arrivata a incassare oltre la metà del valore del viaggio, scaricando il peso sui consumatori e riducendo i margini per i conducenti.

Le conseguenze per gli autisti sono state pesanti. Al netto dell’inflazione e dei costi operativi, il loro reddito orario nel Regno Unito è sceso da oltre 22 a circa 19 sterline. Classificati come “subappaltatori autonomi”, i conducenti non beneficiano delle tutele dei lavoratori dipendenti, incarnando il modello di sfruttamento della “gig economy”.

Contrariamente agli obiettivi dichiarati, l’impatto ambientale del servizio è stato negativo. Diversi studi hanno certificato che la diffusione del ride-hailing ha contribuito a un notevole aumento del traffico nelle aree urbane in cui è attivo.

Il numero di auto private non è diminuito, mentre molti passeggeri sono stati allontanati dai mezzi di trasporto pubblico. Di conseguenza, le emissioni nocive sono cresciute, smentendo la narrazione di una soluzione ecologica e sostenibile per le nostre città.

La rivoluzione annunciata si è conclusa arricchendo principalmente gli investitori. Il bilancio finale descrive un servizio che ha aumentato i costi per gli utenti, peggiorato le condizioni dei lavoratori e danneggiato l’ambiente, lasciando un’eredità di promesse mancate.

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