Po Valley: gli allevamenti intensivi inquinano l’acqua

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Inquinamento idrico
Inquinamento idrico

La sicurezza dell’acqua potabile in Italia è minacciata da un contaminante invisibile ma pervasivo: i nitrati. Queste sostanze chimiche stanno compromettendo le riserve idriche in diverse aree del Paese e dell’Unione Europea, sollevando interrogativi sul modello agricolo attuale.

La causa principale è stata individuata nell’agricoltura intensiva. In Italia, sono presenti oltre 660 milioni di animali in allevamenti industriali. Tale concentrazione produce un’impressionante quantità di deiezioni. Quando i liquami superano la capacità di assorbimento del terreno, i nitrati, composti azotati solubili, si disperdono nel sottosuolo, raggiungendo e contaminando le falde acquifere.

Il problema non si limita alle deiezioni animali. Un’altra fonte è rappresentata dai fertilizzanti sintetici a base di azoto, usati in eccesso. L’azoto, ossidandosi, si trasforma in nitrato, seguendo un percorso simile e finendo per inquinare fiumi e riserve idriche sotterranee. Si stima che l’80% degli scarichi di azoto negli ambienti acquatici UE provenga dall’agricoltura.

I dati confermano la gravità del quadro. Secondo un recente rapporto ISPRA, basato su 4.581 stazioni di monitoraggio, l’11,7% dei punti di prelievo in Italia ha valori medi di nitrati superiori alla soglia di 50 mg/L. Un ulteriore 4,9% si colloca nella fascia di attenzione (40-49,99 mg/L). Numeri allarmanti, poiché le riserve sotterranee forniscono la maggior parte dell’acqua potabile nazionale.

A livello europeo, la situazione ha portato all’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia dal 2018 per violazione della “Direttiva Nitrati”. Le aree più critiche si concentrano nella Pianura Padana, con particolare attenzione sulla Lombardia, ma il problema riguarda anche Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.

L’attuale limite legale di 50 mg/L, fissato da una direttiva UE del 1998, è oggi dibattuto. La norma si basava su studi degli anni ’70-’80, quando non erano chiari gli effetti di un’esposizione prolungata a basse dosi. Le ricerche più recenti hanno sollevato preoccupazioni sui rischi a lungo termine, suggerendo che anche livelli inferiori alla soglia possano non essere sicuri.

Per affrontare il problema alla radice, è stata presentata in Parlamento a marzo 2024 una proposta di legge, “Oltre gli allevamenti intensivi”. L’iniziativa mira a ridimensionare il modello zootecnico, bloccando nuove strutture intensive e promuovendo la riconversione ecologica di quelle esistenti. La proposta, in attesa di discussione, punta a una gestione corretta delle deiezioni e alla riduzione dei fertilizzanti sintetici.

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