SANTA MARIA CAPUA VETERE – Il mondo del giornalismo casertano è in lutto. L’inchiostro oggi sembra più nero, le parole più difficili da trovare, perché si è spenta una delle sue voci più lucide e autorevoli in Campania: Ferdinando Terlizzi. Cronista giudiziario di razza, maestro di intere generazioni e firma storica di Cronache di Caserta, Terlizzi ci ha lasciati, lasciando un vuoto incolmabile non solo nelle redazioni, ma nel cuore stesso della Terra di Lavoro, quella provincia che ha raccontato per oltre mezzo secolo con una maestria senza eguali.
Nato a Santa Maria Capua Vetere nel 1937, Terlizzi apparteneva a quella stirpe di giornalisti per cui la professione era una missione totalizzante. La sua carriera, iniziata nei turbolenti anni Settanta, è stata un percorso costellato di successi e di ruoli di primissimo piano. Non un semplice cronista, ma un architetto dell’informazione locale, capace di ricoprire con la stessa autorevolezza l’incarico di caporedattore e, successivamente, di direttore responsabile di testate di cronaca. La sua penna non si è mai fermata, collaborando attivamente con la nostra testata e fondando agenzie di stampa e periodici che hanno segnato in modo indelebile il panorama editoriale casertano, spingendosi fino a collaborazioni con prestigiose realtà nazionali e internazionali.
Ma ridurre la sua figura a un elenco di incarichi sarebbe un torto alla sua essenza. Ferdinando Terlizzi era, prima di tutto, un narratore. La sua cifra stilistica, premiata nel 1983 con il prestigioso premio internazionale “Aquila d’Oro”, era un equilibrio quasi miracoloso tra il rigore del cronista di giudiziaria e la sensibilità del profondo conoscitore dell’animo umano. Le sue cronache dai palazzi di giustizia non erano mai un freddo resoconto di capi d’imputazione e arringhe. Erano affreschi complessi, in cui la precisione tecnica del dato processuale si fondeva con l’esplorazione delle motivazioni, delle debolezze e delle tragedie che si celavano dietro ogni fascicolo. Questa sua capacità di guardare oltre il reato, di indagare l’uomo, era frutto anche dei suoi studi di criminologia, confluiti in numerosi libri che hanno analizzato con sguardo analitico e mai banale alcuni dei casi più emblematici della cronaca nera italiana.
Anche negli ultimi anni, dalla sua residenza di Sessa Aurunca, non aveva mai appeso la penna al chiodo. Continuava a scrivere, a partecipare, a essere un punto di riferimento per la comunità e per le associazioni culturali. Tuttavia, il suo lascito più grande, quello che sopravviverà alle pagine ingiallite dei giornali, è l’impegno che ha profuso verso i giovani. Per decine di aspiranti giornalisti, Terlizzi è stato un maestro severo ma giusto, un faro che indicava la rotta. Ha insegnato loro non solo le tecniche del mestiere, ma soprattutto l’etica professionale: la sacralità della verifica delle fonti, la necessità della precisione, il rispetto per le persone coinvolte nelle notizie.
Oggi, 10 aprile 2026, non piangiamo solo la scomparsa di un collega stimato. Piangiamo la perdita della memoria storica, di un garante di un’informazione corretta e profonda, di un uomo che ha saputo raccontare le ombre della nostra terra senza mai smettere di cercarvi un barlume di umanità. La sua voce, impressa in migliaia di articoli, continuerà a essere una lezione per tutti noi.


















