CASAPESENNA – Non sono più mondi chiusi e impermeabili. Restano strutture ben definite, con gerarchie, referenti e territori, ma quando si tratta di affari, le cosche sono capaci di dialogare, collaborare e muoversi lungo direttrici internazionali, superando confini e appartenenze. È la mafia globalizzata. Ed è l’immagine che emerge dall’ultima indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli sul clan Zagaria, dove prende forma una rete capace di tenere insieme relazioni, interessi economici e investimenti tra Italia, Spagna ed Emirati Arabi, con Tenerife e Dubai come snodi centrali.
O’ Tamarro
In questo scenario si inserisce la figura di Armando Orlando, 79 anni, originario di Marano e da tempo stabilmente residente a Tenerife, dove vive nella zona di Playa de Los Cristianos. Conosciuto come O’ Tamarro, Orlando è indicato dagli investigatori come un soggetto capace di muoversi su più livelli: da un lato imprenditore attivo attraverso diverse società, dall’altro nome già emerso in precedenti indagini su circuiti economici ritenuti contigui alla criminalità organizzata. Il suo nome, infatti, compare già nell’operazione ‘Isola’ del 2010, legata alla presenza del clan Polverino in Spagna, che portò al suo arresto nel 2011 con accuse di riciclaggio e associazione, dalle quali è stato poi assolto nel 2018 dall’Audiencia Nacional. Nonostante ciò, Orlando continua a essere attenzionato dagli investigatori, che lo collocano al centro di una rete di società operanti tra settore immobiliare, commerciale e turistico.
Le società
Tra queste figurano la Insuta Slu, società spagnola a lui riconducibile e destinataria di flussi finanziari dall’Italia, ma anche la Enza Oro Cafè, la Inmobiliaria y Gestión Italiana e la Cattleya Group Tenerife, tutte realtà che, stando all’attività dell’Antimafia, si inseriscono nel più ampio circuito economico orbitante attorno ai fratelli Capaldo. Ed è proprio il rapporto con Filippo Capaldo, nipote e figura di riferimento del boss Michele Zagaria, a rappresentare uno degli elementi centrali dell’inchiesta condotta dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe.
Affari spagnoli
Gli investigatori, coordinati dai pm Andrea Mancuso e Maurizio Giordano, descrivono Capaldo come il soggetto che orienta e coordina le scelte economiche, mentre Orlando svolgerebbe un ruolo operativo e di interfaccia, soprattutto sul territorio spagnolo. Le Canarie, e in particolare Tenerife, vengono individuate come base strategica per lo sviluppo degli affari. Qui Filippo Capaldo e i suoi fratelli, Nicola e Francesco Mario (non coinvolti nell’indagine), avrebbero costruito nel tempo un sistema imprenditoriale articolato: dalla ristorazione, con la gestione di un lounge bar, al settore immobiliare, fino al noleggio e alla gestione di veicoli. Attività formalmente lecite ma che, secondo l’ipotesi accusatoria, potrebbero essere utilizzate anche per canalizzare e movimentare capitali.
L’immobile a Dubai
In questo contesto si inserisce l’operazione legata a un immobile a Dubai, ritenuta dagli inquirenti un passaggio chiave. Secondo la ricostruzione, tutto prende forma alla fine del 2022, dopo il rientro in Italia di Vincenzo Pellegrino, cognato di Capaldo, da Tenerife. È proprio durante quella permanenza sull’isola che, per gli investigatori, sarebbero stati definiti i contorni dell’operazione. Il 28 dicembre 2022 viene effettuato un bonifico da 100mila euro dai conti riconducibili a Pellegrino verso la Insuta Slu di Orlando.
Le intercettazioni descrivono una mattinata concitata: controlli sui conti, accesso in banca ad Aversa, trasmissione immediata della documentazione allo stesso Orlando e ad altri soggetti collegati alla rete societaria. Dalle conversazioni emergono gli elementi ritenuti più rilevanti: Orlando contesta i 100mila euro ricevuti, sostenendo che l’accordo prevedesse 120mila euro, differenza legata, secondo quanto captato, a impegni già assunti. Un passaggio che, per gli inquirenti, rafforza l’ipotesi di un’operazione più complessa di una semplice trattativa commerciale.
Secondo gli atti, il bonifico rappresenterebbe solo una prima tranche legata alla mancata vendita dell’immobile a Dubai, utilizzata, nella lettura investigativa, come ‘cornice formale’ per giustificare trasferimenti di denaro tra Italia e Spagna, con passaggi tra conti e società e successivo reinvestimento in attività economiche all’estero.
Il vertice a Marano
A rafforzare questa ricostruzione ci sono le parole di Pellegrino, che attribuisce l’operazione al cognato Filippo Capaldo, lasciando intendere di aver agito senza margini di scelta.
Il quadro si completa con il vertice del 26 dicembre 2023 a Marano, documentato dalle intercettazioni, con Pellegrino, Orlando e altri soggetti. Le conversazioni ruotano attorno agli affari a Tenerife e all’operazione di Dubai, evidenziando una conoscenza condivisa delle attività dei Capaldo. Non manca la cautela: Pellegrino invita a muoversi ‘per sotto’, segnale, per gli investigatori, della consapevolezza di essere sotto osservazione.
Nel corso dell’incontro si torna sulla vendita dell’immobile a Dubai, tra cifre, modalità di pagamento e possibili acquirenti, con ipotesi che includono anche passaggi indiretti e contante. Emergono inoltre criticità sulla documentazione, con riferimenti a firme di terzi. Un nuovo incontro, il primo gennaio 2024, conferma la centralità della vicenda e fa emergere la preoccupazione per la rapida espansione dei Capaldo a Tenerife.
L’indagine
Sul piano giudiziario, ai tre viene contestato, a vario titolo, il reimpiego di denaro ritenuto provento delle attività del clan Zagaria, attraverso operazioni economiche tra Italia, Spagna ed Emirati Arabi, con l’aggravante di aver agevolato l’organizzazione. In relazione a questa specifica vicenda, tuttavia, il gip Fabio Provvisier non ha emesso misure cautelari: Orlando e Pellegrino risultano indagati a piede libero, mentre Capaldo, arrestato per altre condotte emerse nella stessa inchiesta, è stato successivamente scarcerato da un giudice spagnolo con obblighi.
Per gli inquirenti, il quadro delinea un sistema evoluto, capace di operare all’estero attraverso società, operazioni finanziarie complesse e relazioni trasversali. Si tratta, allo stato, di ricostruzioni investigative che dovranno trovare riscontro nel corso dell’eventuale processo.


















