Cina: l’export di tecnologie verdi traina il Pil

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Crescita verde
Crescita verde

L’economia della Cina ha registrato una crescita superiore alle aspettative nel primo trimestre del 2026, con un’espansione del Prodotto Interno Lordo del 5% su base annua. Questo risultato, comunicato dall’Ufficio Nazionale di Statistica, supera il 4,5% dell’ultimo trimestre 2025 e si colloca nella fascia alta dell’obiettivo annuale (4,5%-5%) fissato dal governo.

Il motore principale di questa performance è stato l’export di tecnologie a basse emissioni. Pechino ha infatti puntato con decisione sull’energia pulita come pilastro strategico per lo sviluppo economico, consolidando la sua leadership globale nella produzione di pannelli solari di nuova generazione e veicoli elettrici. La domanda per questi prodotti è cresciuta notevolmente, anche come reazione globale all’instabilità energetica.

I dati dei primi due mesi dell’anno hanno mostrato un’impennata delle esportazioni, cresciute del 22% su base annua grazie a ordini consistenti provenienti dall’Europa e dai mercati emergenti. A marzo, tuttavia, si è verificata una brusca frenata: il tasso di crescita dell’export è sceso al 2,5%. Questo rallentamento riflette una probabile contrazione del potere d’acquisto dei partner commerciali, più esposti agli shock derivanti dall’aumento dei prezzi del petrolio.

Sebbene la produzione interna cinese sia relativamente isolata dalle crisi energetiche grazie a riserve strategiche e a un mix diversificato, il suo modello di crescita rimane vulnerabile sul lato della domanda. Molti dei suoi partner commerciali, in particolare nel Sudest asiatico, dipendono fortemente dalle importazioni di energia. Un rincaro prolungato delle materie prime potrebbe quindi ridurre la loro capacità di acquistare beni tecnologici cinesi.

A queste tensioni esterne si aggiungono persistenti criticità strutturali interne, che ostacolano un pieno riequilibrio dell’economia. Il settore immobiliare continua a essere il principale punto debole: nel primo trimestre del 2026, gli investimenti nel comparto sono diminuiti dell’11%, mentre le vendite di immobili residenziali hanno subito una contrazione del 19%.

La crisi del mattone si ripercuote direttamente sulla fiducia e sui consumi delle famiglie. Le vendite al dettaglio, principale indicatore della spesa interna, hanno mostrato un debole incremento dell’1,7% a marzo, in netto calo rispetto al bimestre precedente. A complicare il quadro, per la prima volta in tre anni i prezzi alla produzione sono tornati a salire, minacciando di erodere i margini di profitto delle imprese manifatturiere nei prossimi mesi.

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