Mari italiani: rimosse 22 tonnellate di reti fantasma

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Pesca fantasma
Pesca fantasma

Un successo straordinario nella lotta all’inquinamento marino è stato documentato nel film “The Phantom Catch”. Il progetto ha permesso di affrontare con efficacia il grave problema degli attrezzi da pesca dispersi, che minacciano la salute dei nostri mari e la sopravvivenza di innumerevoli specie.

Le attività di recupero hanno raggiunto risultati senza precedenti. In totale, sono state effettuate 24 azioni di rimozione in mare, a seguito di oltre 180 segnalazioni. Queste operazioni hanno portato alla rimozione di 156 attrezzi illegali o abbandonati, per un peso complessivo superiore alle 22 tonnellate.

Gli interventi si sono concentrati su diverse tipologie di equipaggiamento, tra cui reti da posta, reti a strascico e palangari. Gli attrezzi sono stati individuati e recuperati a profondità variabili, comprese tra gli 8 e i 40 metri, in aree di grande pregio ecologico. La complessità delle operazioni ha richiesto l’impiego di team specializzati per garantire la sicurezza e la salvaguardia degli habitat circostanti.

L’analisi scientifica del materiale recuperato ha offerto spunti di riflessione inaspettati. Sugli attrezzi sono state identificate ben 89 specie diverse, appartenenti a 50 gruppi tassonomici. Questo dato conferma come gli oggetti sommersi diventino substrato per un rapido processo di colonizzazione biologica.

Tra gli organismi rinvenuti, si è notata una netta predominanza di crostacei, che costituivano il 30% del totale, seguiti da alghe e altri organismi incrostanti. Se da un lato questo fenomeno testimonia la capacità di adattamento della vita marina, dall’altro evidenzia la natura mortale di queste trappole. Le reti continuano a “pescare” indiscriminatamente per decenni, catturando pesci, tartarughe e mammiferi marini.

Oltre alla cattura passiva, gli attrezzi fantasma causano danni meccanici ai fondali, distruggendo praterie di posidonia e formazioni coralline. Con il tempo, la degradazione dei materiali plastici di cui sono composti rilascia microplastiche nell’ambiente, contaminando ulteriormente la catena alimentare.

Il successo di questa iniziativa dimostra che un intervento mirato può fare la differenza nella protezione degli ecosistemi marini. Il recupero degli attrezzi dispersi non solo bonifica i fondali, ma interrompe un ciclo di morte e inquinamento, restituendo al mare spazi vitali e sicuri per la sua fauna. La lotta alla pesca fantasma rappresenta un passo cruciale per la conservazione della biodiversità del Mediterraneo.

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