Guerre e clima: l’inerzia frena la lotta ambientale

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Priorità ignorate
Priorità ignorate

L’ingenuità dei potenti, che li porta a immaginare guerre brevi e risolutive, è la stessa che paralizza l’azione globale contro la crisi climatica. Questa mentalità, un misto di ignoranza e arroganza, sottovaluta sistematicamente la complessità dei problemi, che si tratti di un’invasione militare o del riscaldamento del pianeta.

La storia è ricca di esempi di conflitti iniziati con la promessa di una rapida vittoria e trasformatisi in tragedie pluriennali. Dall’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin alla Prima Guerra Mondiale, l’errore di calcolo si è ripetuto, dimostrando come la logica della forza bruta sia un pessimo strumento di previsione. Questa stessa visione a breve termine impedisce di affrontare con serietà la sfida ecologica, che richiede pianificazione a lungo raggio e cooperazione.

Quando la diplomazia tace e parlano le armi, le prime vittime sono la collaborazione internazionale e le risorse destinate a priorità globali. L’attuale scenario di una “guerra mondiale combattuta a pezzi”, come l’ha definita Papa Francesco, non solo semina morte, ma assorbe anche tutta l’attenzione e i capitali che andrebbero urgentemente investiti nella transizione ecologica e nella mitigazione degli effetti climatici devastanti.

Le strategie di alcuni leader evidenziano questa pericolosa subordinazione dell’ambiente alla geopolitica. Il presidente cinese Xi Jinping, ad esempio, ha mostrato riluttanza a impegnarsi a fondo nei negoziati sul clima, calcolando che l’immobilismo potesse avvantaggiare la Cina nel suo duello strategico con gli Stati Uniti. In questa visione, l’ambiente non è un bene comune da proteggere, ma una pedina in un gioco di potere, un errore che avrà conseguenze per l’intera umanità.

L’architettura internazionale creata nel secondo dopoguerra, a partire dalle Nazioni Unite, era stata concepita proprio per prevenire questi errori. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ne è la più recente espressione, con l’Obiettivo 16 (“Pace, Giustizia e Istituzioni solide”) che sancisce un principio fondamentale: non può esistere sviluppo sostenibile senza pace. I problemi globali, come le guerre o la crisi climatica, richiedono soluzioni condivise in sedi multilaterali, non le decisioni unilaterali di autocrati narcisisti.

L’ingenuità che maschera l’ambizione di ridisegnare gli equilibri mondiali finisce per alimentare la violenza e l’inerzia. Più gli errori di visione si accumulano, più il mondo si frammenta, allontanando la possibilità di soluzioni efficaci. Ricomporre questi cocci sarà il compito delle nuove generazioni, che dovranno abbandonare la logica dello scontro per abbracciare quella della cooperazione, unica via per garantire un futuro di pace e giustizia ambientale.

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