Italia: quasi uno studente su due non fa più gite

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Viaggi istruzione
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I viaggi d’istruzione, un tempo esperienza cardine della vita scolastica, sono diventati un evento raro. Secondo un’indagine dell’Osservatorio Skuola.net, il 44% degli studenti italiani non ha partecipato a una sola gita con pernottamento nel corso di un intero anno scolastico. Un dato che segna un’inversione di tendenza radicale rispetto al passato, quando i tassi di partecipazione si attestavano tra il 75% e l’80%.

L’ostacolo principale è diventato di natura economica. Con un costo medio che si aggira intorno ai 420 euro a studente, molte famiglie non riescono più a sostenere la spesa, specialmente in un contesto di inflazione elevata e redditi stagnanti. Questo ha creato profonde disuguaglianze territoriali, con la partecipazione che è crollata nel Sud Italia e nelle periferie urbane, dove le scuole stesse spesso evitano di proporre uscite onerose per non escludere parte degli alunni.

Un altro fattore determinante è la crescente indisponibilità degli insegnanti ad assumere il ruolo di accompagnatori. L’incarico comporta responsabilità enormi, attive 24 ore su 24, a fronte di un mancato riconoscimento economico. Non è previsto infatti alcun compenso straordinario. Questa condizione, unita al peso legale e personale della vigilanza sui minori, ha spinto molti docenti a rinunciare, costringendo i dirigenti scolastici ad annullare le partenze.

Anche l’organizzazione di una gita si è trasformata in un percorso a ostacoli burocratici. Le procedure per ottenere autorizzazioni, stipulare assicurazioni e adeguarsi a complesse norme sulla sicurezza sono diventate sempre più farraginose. A questo si aggiunge, in alcuni contesti, il timore di problemi disciplinari da parte degli studenti, che ha ulteriormente scoraggiato scuole e professori.

Infine, si è manifestato un fenomeno nuovo e inaspettato: un calo di interesse da parte degli stessi ragazzi. La prospettiva di un viaggio con pernottamento viene percepita sempre più come un impegno che spezza la routine quotidiana, fatta di social media e frequentazioni abituali. L’esperienza collettiva viene così vissuta come “tempo sprecato”, segnando un cambiamento culturale profondo.

L’insieme di queste criticità ha trasformato quella che era un’opportunità formativa e di socializzazione in un privilegio per pochi, mettendo a rischio la sopravvivenza di un momento fondamentale della crescita personale e collettiva.

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