CASERTA – La commissione d’accesso, poi lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, la decisione del Tar di confermare quel duro provvedimento e l’incandidabilità per due anni disposta per chi guidava quell’amministrazione, Carlo Marino, e per due esponenti della maggioranza, Emiliano Casale e Massimiliano Marzo. Elementi che portano a ritenere come la criminalità organizzata fosse riuscita effettivamente a trovare varchi nel Comune e a insinuarsi al suo interno.
E in questa direzione ora si aggiungono le dichiarazioni rese da un ex affiliato al clan dei Casalesi, fazione Zagaria. Si tratta di Francesco Zagaria, alias Ciccio ‘e Brezza, cugino di quella che era considerata l’eminenza grigia del gruppo mafioso con base a Casapesenna, Francesco Zagaria, detto Ciccio ‘a Benzina, scomparso nel 2011 e cognato del capoclan Michele Zagaria Capastorta (aveva sposato la sorella Elvira – condannata con sentenza definitiva per mafia).
Ciccio ‘e Brezza, ai pm della Dda di Napoli, ha riferito di aver addirittura incontrato Carlo Marino, sostenendo che il politico fosse ben consapevole del suo spessore criminale. Il pentito ha anche raccontato che avrebbe favorito alle elezioni Marino affinché la cooperativa La Reggia, riconducibile – secondo il suo racconto – a lui tramite l’imprenditore Francesco Sparago di Santa Maria Capua Vetere, venisse avvantaggiata nella gara d’appalto che di lì a poco il Comune avrebbe bandito (nel 2017) per l’assegnazione della gestione dei parcheggi comunali.
E, sempre secondo Ciccio ‘e Brezza, intermediario nell’aggiudicazione di questo appalto sarebbe stato Francesco Biondi, dirigente del Comune, già a processo per corruzione con l’aggravante mafiosa in relazione alla costruzione del parcheggio di via San Carlo, operazione ricondotta dagli inquirenti all’imprenditore liternese Michele Patrizio Sagliocchi. L’appalto a cui fa riferimento Ciccio ‘e Brezza venne poi aggiudicato a un’altra ditta, dopo il primo arresto del collaboratore di giustizia.
Questo è quanto Zagaria aveva riferito nel settembre del 2019. Nel novembre dello stesso anno Zagaria venne nuovamente ascoltato e fornì ulteriori elementi su Biondi, definendolo un soggetto “particolarmente vicino al clan Zagaria”, per quanto appreso direttamente da Antonio Zagaria, fratello di Capastorta, il quale gli avrebbe anche spiegato di utilizzare l’architetto Carmine Nocera (pure lui a processo per corruzione sempre per la vicenda di via San Carlo) come tramite nei rapporti con lo stesso Biondi. Nell’occasione Zagaria ribadiva che Biondi intratteneva rapporti diretti con Francesco Sparago, iniziati proprio grazie all’intercessione di Ciccio ‘e Brezza.
Carlo Marino non è sottoposto a processi per reati di mafia, ma è coinvolto esclusivamente in un procedimento nel quale risponde di turbativa d’asta in relazione all’appalto che, secondo la Procura di Napoli, sarebbe dovuto finire nelle mani di Carlo Savoia, uomo d’affari di Sant’Arpino.
Il racconto di Zagaria non rappresenta logicamente una verità assoluta, ma dovrà essere riscontrato e valutato (eventualmente) nelle opportune sedi. Se emerge ora è perché è stato inserito nell’indagine che poche settimane fa aveva portato all’esecuzione di 23 misure cautelari, coinvolgendo complessivamente 43 persone nell’ambito di una nuova inchiesta sugli affari del gruppo Zagaria, rispetto alla quale, ripetiamolo, Marino è estraneo (anche la vicenda del presunto incontro e dei favori per l’appalto non è stato). Anche Sparago, per quanto risulta, non è coinvolto in indagini connesse a reati di mafia.
A Francesco Zagaria recentemente è stato sospeso il programma di collaborazione su richiesta della Direzione nazionale antimafia, a seguito di un’indagine che lo aveva coinvolto nel periodo in cui stava già collaborando con i magistrati. Rispondeva di un episodio estorsivo in concorso con un suo familiare, ma tale accusa è stata successivamente archiviata dalla Procura di Napoli.
Alla base dello stop al programma ci sarebbe anche una sua presunta scelta di non accettare il trasferimento in una località protetta. Contro questa decisione, la difesa di Ciccio ‘e Brezza, rappresentata dal legale Carmen Di Meo, ha presentato ricorso al Tar, sottolineando come l’inchiesta a suo carico sia stata archiviata proprio dalla Dda di Napoli.










